A aventura de Garibaldi no Uruguai foi tumultuada. Considerado corsário e revolucionário foi perseguido pelas autoridades locais. Ferido, preso e torturado seria anistiado e em 1838 voltaria para o Ro Grande do Sul, que vivia ao efervescente clima da insurreição Farroupilha.Acompanhado do inseparável amigo Luigi Rossetti, Garibaldi alcançaria a cidade de Piratini (1838), no sul do Estado, onde os revoltosos comandados por Bento Gonçalves instalaram o núcleo de poder da República Riograndense.
Foi em Piratini que o libertário italiano se encontrou pela primeira vez com o líder dos farrapos.
Garibialdi, nas Memórias publicadas por Alexandre Dumas, assim fala sobre Bento Gonçalves.
“Bento Gonzales giungeva al sessantesimo anno quando io lo conobbi; alto di statura e svelto, montava a cavallo, come già dissi, con una grazia ed una facilita' ammirabile. A cavallo poi sembrava non a-ver più che venticinque anni, valoroso e fortunato egli non avrebbe fatto come i cavalieri dell'Ariosto, cioè non avrebbe esitato un' istante a combattere un gigante avesse pure avuto la statura di Poliferno e l'armatura di Fcrragus. Eglij uno dei primi aveva gettato il grido di guerra , non però con lo scopo o la cura d'ambizioni personali, ma come tutt'altro figlio di quel popolo guerriero. Il suo modo di vivere al campo era eguale a quello dell'infimo abitante delle pianure, della carne arrostita e dell'acqua semplice, questo era il pasto. Il primo giorno che ci vedemmo egli m'invitò al suo pasto frugale, e parlammo con tanta familiarità come se fossimo stati amici dall'infanzia e di pari condizioni. Con tanti favori dalla natura avuti ed acquistali, Bento Gonzales fu 1" idolo dei suoi concittadini, eppure , con tanti meriti, cosa strana a dirsi, fu quasi sempre sfortunato nelle sue imprese guerriere, e questo sempre più mi ha fatto credere che 1' azzardo molto influiva e forse più che il genio, negli avvenimenti della guerra e nella fortuna dei bravi”.
Por ser homem do mar, Garibaldi foi encaminhado pelas lideranças dos revoltosos para Camacuã. Lá existia um estaleiro onde eram preparados os barcos paras as batalhas contra as forças imperiais. Em Camacuã Garibaldi foi hóspede nas estância das irmãs de Bento, Ana e Antonia. E foi lá que conheceu Manuela, sobrinhas das duas senhoras. O clima de paixão entre Manuela e Garibaldi, bem como ao envolvimento de Garibaldi na Revolução Farroupilha e seu destino ao lado de Anita, foi retratado com brilhantismo na série produzida pela TV Globo em xxxx.
No estaleiro, comandado pelo inglês John Griggs, Garibaldi logo tratou de arregimentar um grupo de colaboradores italianos que pudessem ajudar na construção dos lanchões, agilizando os trabalhos. E aí surgem nomes como Edoardo Matru e Luigi Carniglia.
Mas Memórias registradas por Dunas, Gabribaldi fala sobre os lanchões
Questa costruzione era una cosa ben curiosa e che faceva onore alla ben conosciuta persistenza degli americani. Da una parte si procurava il legname, dall' altra il ferro, ed un mulatto era quello che lavorava il ferro. Ed era in tal modo che i due sloop erano stati fabbricati cominciando dal primo chiodo fino ai cerchi di ferro degli alberi.
In tempo di due mesi la flotta era in pronto; ogni bastimento venne armato con due piccoli cannoni in bronzo ; quaranta tra negri e mulatti furono aggiunti ai trenta Europei, e fecero così ascendere il ruolo dei due equipaggi al numero di settanta uomini.
I lancioni potevano essere della portata, uno dalle quindici alle diciotto tonnellate, l'altro da dodici a quindici.
Presi il comando del più forte, che venne chiamato il lito-Pardo. Giovanni Griggs ebbe il comando dell' altro, chiamato il Repubblicano.
Rossetti era rimasto a Piratinino incaricato della redazione del Giornale Il Popolo".
Um blog para difundir e aprofundar temas da presença italiana no Brasil, bem como valorizar o Made in Italy. Um espaço para troca de informações e conhecimento, compartilhando raízes comuns da italianidade que carregamos no sangue e na alma. A italianidade engloba a questão das nossas raízes italianas e também reserva um olhar para a linha do tempo, nela buscando e resgatando uma galeria de personagens famosos ou anônimos que, de alguma forma, inseriram seus nomes na História do Brasil.
sábado, 16 de janeiro de 2010
História 24 - Italianos na Revolução Farroupilha: Especial Garibaldi (3)
Com a carta de corso em mãos, Garibaldi comanda o Mazzini mar adentro agindo como corsário, abordando embarcações em busca de armas e víveres. Em maio de 1837, Garibaldi cruzaria com uma galeota e, usando de seu poder, apoderou-se da embarcação.
Posteriormene o Mazzini seria deixado para trás, tendo Garibaldi tomado o cuidado de ordenar que fosse colocado a pique. Garibaldi seguiu em direção ao sul do Brasil e de lá chegaria até o Uruguai que também sentia o os reflexos da revolta riograndense.
O objetivo era se desfazer do carregamento do Luisa, sobretudo as valiosas sacas de café e, assim, ter dinheiro vivo em mãos para a compra de víveres. No livro de Alexandre Dumas, Garibaldi assim relata esses episódios:
"L'occasione non tardò punto perche io potessi esercitare il mio potere. Mentre stavo come un' uccello di mare, dall' alto del mio osservatorio, scopersi una goletta che navigava sotto la bandiera brasiliana. Feci cenno di tenere tutto pronto per riprendere il mare,, e discesi sulla spiaggia. Ci volgemmo diritti sulla goletta, la quale non dubitava punto dei pericoli che correva, alla distanza di due o tre miglia dal passo di ttioJaneiro. Nell'accostarla ci facemmo conoscere, coll'imporgli di arrendersi, e per dire la verità non fece alcuna resistenza. Montammo a bordo e se ne prese possesso.
In quel momento mi si presentava un povero diavolo di passeggiero portoghese che teneva in mano una cassetta. L'aperse ed era piena di diamanti i quali mi offriva come prezzo della sua vita. Richiusi il coperchio della cassetta e gliela resi dicendoli che la sua vita non correva verun pericolo e che per conseguenza poteva ritenere i suoi diamanti per una migliore occasione. Soltanto però non eravi tempo da perdere, perché in qualche modo eravamo sotto il fuoco delle hatterie del porto. Trasportammo , le armi ed i viveri del Mazzini sópra la goletta, quindi venne colato a fondo e come si vede ebbe come corsaro una gloriosa ma breve esistenza.
La goletta apparteneva ad urrricco austriaco che abitava l'isola Grande, situata a diritta sortendo dal porto, alla distanza di quindici miglia circa da terra. Il suo carico era di calle che veniva mandato in Europa. Per me adunque, il bastimento era buona preda ed anche in due modi, prima perché apparteneva ad un Austriaco a cui avevo fatto guerra in Europa, quindi perché si trattava d'un negoziante domiciliato al Brasile, a cui facevo la guerra in America !
Davo alla goletta il nome di Farradilla, derivativo di Farrados o genti divise, nome che l´ impero del Brasile dava agli abitanti delle nuove repubbliche dell'America del Sud, come sotto Filippo li si dava quello d'imiscrabilidi terra e dì mare ai rivoluzionarii dei Paesibassi. Fino ad allora la goletta erasi chiamala Luisa. Il nome dèi resto era a noi benissimo adattato. Tutti i mici compagni non erano tanti Rossetti, e devo confessare che 1'.aspetto di molti tra loro non mi era punto piacevole, e ciò spiega la pronta sommissione della goletta e lo spavento del Portoghese per cui mi offriva i suoi diamanti".
Posteriormene o Mazzini seria deixado para trás, tendo Garibaldi tomado o cuidado de ordenar que fosse colocado a pique. Garibaldi seguiu em direção ao sul do Brasil e de lá chegaria até o Uruguai que também sentia o os reflexos da revolta riograndense.
O objetivo era se desfazer do carregamento do Luisa, sobretudo as valiosas sacas de café e, assim, ter dinheiro vivo em mãos para a compra de víveres. No livro de Alexandre Dumas, Garibaldi assim relata esses episódios:
"L'occasione non tardò punto perche io potessi esercitare il mio potere. Mentre stavo come un' uccello di mare, dall' alto del mio osservatorio, scopersi una goletta che navigava sotto la bandiera brasiliana. Feci cenno di tenere tutto pronto per riprendere il mare,, e discesi sulla spiaggia. Ci volgemmo diritti sulla goletta, la quale non dubitava punto dei pericoli che correva, alla distanza di due o tre miglia dal passo di ttioJaneiro. Nell'accostarla ci facemmo conoscere, coll'imporgli di arrendersi, e per dire la verità non fece alcuna resistenza. Montammo a bordo e se ne prese possesso.
In quel momento mi si presentava un povero diavolo di passeggiero portoghese che teneva in mano una cassetta. L'aperse ed era piena di diamanti i quali mi offriva come prezzo della sua vita. Richiusi il coperchio della cassetta e gliela resi dicendoli che la sua vita non correva verun pericolo e che per conseguenza poteva ritenere i suoi diamanti per una migliore occasione. Soltanto però non eravi tempo da perdere, perché in qualche modo eravamo sotto il fuoco delle hatterie del porto. Trasportammo , le armi ed i viveri del Mazzini sópra la goletta, quindi venne colato a fondo e come si vede ebbe come corsaro una gloriosa ma breve esistenza.
La goletta apparteneva ad urrricco austriaco che abitava l'isola Grande, situata a diritta sortendo dal porto, alla distanza di quindici miglia circa da terra. Il suo carico era di calle che veniva mandato in Europa. Per me adunque, il bastimento era buona preda ed anche in due modi, prima perché apparteneva ad un Austriaco a cui avevo fatto guerra in Europa, quindi perché si trattava d'un negoziante domiciliato al Brasile, a cui facevo la guerra in America !
Davo alla goletta il nome di Farradilla, derivativo di Farrados o genti divise, nome che l´ impero del Brasile dava agli abitanti delle nuove repubbliche dell'America del Sud, come sotto Filippo li si dava quello d'imiscrabilidi terra e dì mare ai rivoluzionarii dei Paesibassi. Fino ad allora la goletta erasi chiamala Luisa. Il nome dèi resto era a noi benissimo adattato. Tutti i mici compagni non erano tanti Rossetti, e devo confessare che 1'.aspetto di molti tra loro non mi era punto piacevole, e ciò spiega la pronta sommissione della goletta e lo spavento del Portoghese per cui mi offriva i suoi diamanti".
sexta-feira, 15 de janeiro de 2010
Italianità – A construção da identidade ítalo-gaúcha
A construção da italianidade no Rio Grande do Sul é tema de diversos trabalhos acadêmicos, alguns disponíveis na internet. Um desses estudos tem como título Ítalo-brasilianidade gaúcha como estilo de vida , assinado pelas antropólogas Maria Catarina Chitolina Zanini (Universidade Federal de Santa Maria) e e Miriam de Oliveira Santos (Universidade Federal Rural do Rio de Janeiro). O artigo go, segundo as autoras tem por objetivo efetuar reflexões acerca de algumas características especificas (similares ou não) encontradas “nas dinâmicas dos processos de construções identitárias dos sujeitos denominados de ítalo-gaúchos no Rio Grande do Sul.
O texto lembra “que muitos dos descendentes que reivindicam a identidade ítalo-gaúcha hoje, fazem-no por acreditar que esta identidade lhes agrega valor e contribui para a sua diferenciação social. Ser ítalo-gaúcho, é mais valorizado do que ser simplesmente, brasileiro. É interessante observar que a identidade reivindicada seja hifenizada pelo regional e não pelo nacional”
“(...)Salientando-se italianos e gaúchos ao mesmo tempo, alguns descendentes queriam afirmar seu pertencimento à terra na qual nasceram, o Rio Grande do Sul, que denomina seus nativos de gaúchos e outros almejavam mais do que isto. Ao se afirmarem e reivindicarem uma ítalo-gauchidade, assinalavam o quanto eram apegados e respeitosos a determinados valores e gostos tidos como tradicionais (expressos por meio da socialização, do movimento tradicionalista gaúcho e pela mídia de um modo geral)”
“(...)Entre as virtudes pelas quais é construída a figura do gaúcho no presente estariam a valentia, a coragem, a honestidade, a virilidade, a alegria, a hospitalidade, o amor à liberdade e ao galanteio"
"(...) Embora possa ser polêmica e contraditória, a figura do gaúcho é de uma grande força, ela permite a identificação Na construção de uma italianidade positivada, a alegria, a coragem, a honestidade e a hospitalidade também se mostram elementos de adscrição. Os ítalo-gaúchos talvez elencassem além destes atributos, o gosto pelo trabalho e pela família como elementos constitutivos de seus mundos também. Estas construções fariam parte tanto do universo feminino como masculino e intrageracional também”.
“(...)Tanto o colono italiano quanto o gaúcho como tipo social de homem do campo existem na atualidade, mas o que deve ser ressaltado é que “enquanto figuras emblemáticas, o gaúcho valente e livre assim como o colono tenaz e trabalhador representam valores caros às populações envolvidas” .
“(...) É importante ressaltar que ambas as identificações tem consigo um forte apelo emocional. Baseados na crença da origem comum seja a italiana ou a de gaúchos, estes indivíduos contemporâneos acionam um sem número de repertórios de formas de ser condizentes com o estilo de vida que agrega tais atributos, sem contradições. Um dos elementos mais presentes neste processo estetizador discursivo é a presença do mundo rural, seja narrado em causos, contos, poemas, músicas e toda uma produção que está presente tanto na literatura produzida por descendentes de imigrantes italianos bem como na literatura regional do Rio Grande do Sul.Os ítalo-gaúchos que assim de definem tem um gosto particular pela vida no campo. Mesmo estando em cidades ou não fazendo parte do mundo rural, as narrativas da ancestralidade, dos pioneiros colonizadores remetem ao mundo no qual cultura e natureza dialogavam, conflitavam-se e se domesticavam. O mundo das matas virgens, das feras, da construção das primeiras picadas e estradas, das casas, do mundo da colônia enfim, cruza-se com o mundo rural ideal da gauchidade: homem, cavalo, liberdade, ação, coragem. Ou seja, atributos em negociação que remetem a uma estirpe de força e vigor".
O texto lembra “que muitos dos descendentes que reivindicam a identidade ítalo-gaúcha hoje, fazem-no por acreditar que esta identidade lhes agrega valor e contribui para a sua diferenciação social. Ser ítalo-gaúcho, é mais valorizado do que ser simplesmente, brasileiro. É interessante observar que a identidade reivindicada seja hifenizada pelo regional e não pelo nacional”
“(...)Salientando-se italianos e gaúchos ao mesmo tempo, alguns descendentes queriam afirmar seu pertencimento à terra na qual nasceram, o Rio Grande do Sul, que denomina seus nativos de gaúchos e outros almejavam mais do que isto. Ao se afirmarem e reivindicarem uma ítalo-gauchidade, assinalavam o quanto eram apegados e respeitosos a determinados valores e gostos tidos como tradicionais (expressos por meio da socialização, do movimento tradicionalista gaúcho e pela mídia de um modo geral)”
“(...)Entre as virtudes pelas quais é construída a figura do gaúcho no presente estariam a valentia, a coragem, a honestidade, a virilidade, a alegria, a hospitalidade, o amor à liberdade e ao galanteio"
"(...) Embora possa ser polêmica e contraditória, a figura do gaúcho é de uma grande força, ela permite a identificação Na construção de uma italianidade positivada, a alegria, a coragem, a honestidade e a hospitalidade também se mostram elementos de adscrição. Os ítalo-gaúchos talvez elencassem além destes atributos, o gosto pelo trabalho e pela família como elementos constitutivos de seus mundos também. Estas construções fariam parte tanto do universo feminino como masculino e intrageracional também”.
“(...)Tanto o colono italiano quanto o gaúcho como tipo social de homem do campo existem na atualidade, mas o que deve ser ressaltado é que “enquanto figuras emblemáticas, o gaúcho valente e livre assim como o colono tenaz e trabalhador representam valores caros às populações envolvidas” .
“(...) É importante ressaltar que ambas as identificações tem consigo um forte apelo emocional. Baseados na crença da origem comum seja a italiana ou a de gaúchos, estes indivíduos contemporâneos acionam um sem número de repertórios de formas de ser condizentes com o estilo de vida que agrega tais atributos, sem contradições. Um dos elementos mais presentes neste processo estetizador discursivo é a presença do mundo rural, seja narrado em causos, contos, poemas, músicas e toda uma produção que está presente tanto na literatura produzida por descendentes de imigrantes italianos bem como na literatura regional do Rio Grande do Sul.Os ítalo-gaúchos que assim de definem tem um gosto particular pela vida no campo. Mesmo estando em cidades ou não fazendo parte do mundo rural, as narrativas da ancestralidade, dos pioneiros colonizadores remetem ao mundo no qual cultura e natureza dialogavam, conflitavam-se e se domesticavam. O mundo das matas virgens, das feras, da construção das primeiras picadas e estradas, das casas, do mundo da colônia enfim, cruza-se com o mundo rural ideal da gauchidade: homem, cavalo, liberdade, ação, coragem. Ou seja, atributos em negociação que remetem a uma estirpe de força e vigor".
História 23 - Italianos na Revolução Farroupilha: Especial Garibaldi (2)
O célebre romancista francês, Alexandre Dumas conheceu Garibaldi durante as lutas do Risorgimento, o movimento de unificação da Itália. Ao escritor, Garibaldi confia anotações autobiográficas que em 1860 seriam lançadas por Dumas. Esse texto ao lado das Memórias Autobiográficas são os principais documentos sobre a vida de do revolucionário italiano. Somando-se a eles existe uma Biografia de Garibaldi, publicada em 1850 pelo companheiro de lutas, Giovanni Battista Cuneo. Nas Memórias publicadas por Dumas, o primeiro envolvimento de Garibaldi com os farrapos é assim descrito na primeira tradução para o italiano, sob o títuloVita e Memorie di Giuseppe Garibaldi - scritte da lui medesimo e pubblicate da Alessandro Dumas, obra datada de 1860.
"Entrato nel porto di Rio-Janeiro la mia buona fortuna mi fece incontrare la cosa la più rara ch'esista in questo mondo, cioè un amico. Questo però non avevo bisogno di cercarlo, fuvvi bisogno di studiarci per conoscerci, c'incrociammo,ricambiammouno sguardo e tutto fu detto, dopo un sorriso, una stretta di mano, io e Rossetti òrarno fratelli per tutta la vita. Avrò in appresso occasione di dire ciò che fosse quest'anima eletta, ed io nonostante che suo fratello, suo amico e per lungo tempo da lui inseparabile, morrò forse senza avere la consolazione di porre una croce su quel punto sconosciuto della terra americana, ove riposano le ossa di questo intrepido e generoso uomo".
"Dopò aver trascorso alcuni mesi nell'ozio tanto Rossetti che io, — chiamo ozio il fare un commercio per il quale non eramo nati né uno né l'altro, — l'azzardo fece che giunsemo a porci in relazione con Zambeccari, segretario di Bento Gonzáles (isto é, Bento Gonçalves), presidente della repubblica di Rio-Grande, in guerra col Brasile. Tutti e. due erano prigionieri»di guerra a Santa-Cruz, fortezza che s'innalza sulla diritta all'entrata del porto e da dove vengono chiamati i bastimenti. Zambeccari, che per dirlo di volo, era figlio del celebre aereonaula che si perdette in un viaggio in Siria e di cui più mai s'intese parlare, mi fece fare la conoscenza del presidente, il quale mi forniva di lettere di marchio per correre contro il Brasile. Dopo qualche tempo, Bento Gonzáles e Zambeccari fuggirono a nuoto e giunsero a Rio-Grande".
CORSARO
"Armammo da guerra il Mazzini, piccolo bastimento di una trentina di tonnellate sul quale si fece il caboltaggio; e ci lanciammo in mare con sedici compagni di avventura. Eramo dunque alfine liberi, si navigava almeno sotto una bandiera repubblicana, dunque eravamo corsari! Con sedici uomini di equipaggio ed una barca, noi dichiariamo la guerra ad un impero".
"Sortendo dal porto, andai diritto sulle isole Marica, situate a cinque o sei miglia dell'imboccatura della rada, «appoggiando sulla nostra sinistra, le armi e le munizioni erano nascoste sotto della carne salvatica affumrnicata, con là manioca, unico nutrimento dei negri. Io pròcedetti verso la più grande di quelle isole,, l(a quale ritiene una spiaggia, gettai l'ancora, saltai a terra e raggiunsi il punto più elevato dell'isola. Apersi le braccia con un sentimento di beli' essere e di lìerezza, e gettando un grido simile a quello che manda l'aquila dalla sua immensa altezza — l'Oceano era mio e ne prendevo posscsso dal mio impero".
História 22 - Italianos na Revolução Farroupilha: Especial Garibaldi (1)
Uma das mais importantes páginas da história brasileira do século XIX é, sem dúvida, aquela protagonizada pelo italiano Giuseppe Garibaldi, sua esposa, a brasileira Anita, e outros revolucionários italianos no Brasil, como Tito Livio Zambeccari (ver postagem História 20 de 12/01/10). A epopéia de Garibaldi em terras brasileiras é tema de livros, teses e artigos universitários, textos jornalísticos e páginas na Internet. Dada a importância do tema, Oriundi Brasile abre um espaço especial para contar um pouco da história dessa aventura libertária.
Filho dos italianos, Domenico Garibaldi e Rosa Maria Raimondi, Giuseppe nasceu em Nice ( França), no dia 4 de julho de1807. A cidade chegou a fazer parte dos domínios territoriais da família real do Piemonte (Itália), os Savóia, que a perderam em 1792, voltando a reintegrá-la em 1814. Em Nice, o rapaz cresceu, tendo como primeira paixão o mar, no qual anos mais tarde viveria suas fantásticas aventuras libertárias.
Nas primeiras viagens pelo Mediterrâneo e Mar Negro, passou a entrar em contato com marinheiros ligados às idéias libertárias de Giuseppe Mazzini, revolucionário e líder do movimento Jovem Itália, que lutava pela independência e unificação da Itália. Depois de participar de fracassadas tentativas de controle do Piemonte por parte dos revolucionários da Jovem Itália (1833), Garibaldi, um fugitivo condenado à morte, partiria para o Brasil, desembarcando no Rio de Janeiro em 1836. Lá acabaria conhecendo outro ativista mazziniano, Luigi Rossetti - igualmente perseguido na Itália (ver postagem História 21, de 12/01/10) – e reencontrando Giambattista Cuneo, companheiro das primeiras batalhas italianas.
Num primeiro momento, Garibaldi, ao lado de Rossetti, dedicaram-se à navegação de cabotagem a partir do litoral fluminense. Enquanto trabalhavam, os dois italianos recebiam notícias da insurreição gaúcha (Revolução Farroupilha - ver postagem História 19 de 19/01/10).
Em Cadernos da História – Memorial RGS, obra editada pelo governo gaúcho, encontramos o relato de como foram os primeiros movimentos de Garibaldi no Brasil.
“Bom marinheiro, militante carbonário, admirador de Giuseppe Mazzini e do movimento Jovem Itália, partindo de Nantes, a bordo do Nautonier, não demorou para desembarcar no Rio de Janeiro, em 1836. De imediato, deixou-se subjugar como Saint-Hilaire antes dele, pelo impressionante espetáculo da baía da Guanabara, maldizendo não ser poeta.Encontrou por lá uma ativa colônia de exilados italianos, uma das tantas que existiam espalhadas pelas cidades da América depois do insucesso do levante nacionalista contra o domínio austríaco e das monarquias ultraconservadoras da Itália. No meio deles, exilados, Luiggi Rossetti, um carbonário que fazia às vezes de jornalista e corsário, combinação comum naqueles tempos".
"Foi Rossetti quem levou Garibaldi a fazer uma visita a Tito Livio Zambeccari, um preso ilustre, homem de sete instrumentos, ajudante de Bento Gonçalves, ambos encarcerados na Fortaleza de Santa Cruz no Rio de Janeiro, após a derrota dos farrapos na ilha do Fanfa, no rio Jacuí/RS. Além das afinidades itálicas, ressalte-se que os carbonários eram bastante próximos dos maçons, doutrina seguida por Zambeccari, formando um mundo de contatos subterrâneos, devido às suas inúmeras lojas espalhadas pelos quatro cantos, muito úteis nas conspirações anti-absolutistas”.
A conversa entre os três italianos levou ao engajamento direto de Rosetti e Garibaldi na Revolução Farroupilha, tanto é que este último recebe do comando revolucionário a carta de corso, documento oficial, que lhe permitia, oficialmente de abordar belicosamente embarcações inimigas, ou seja das forças do governo imperial brasileiro. “Decidiram os dois, com o consentimento de Zambeccari, arrumar um barco e, a partir de janeiro de 1837, lançar-se ao mar como corsários. O que conseguiram foi uma sumaca de dois mastros que batizaram de ‘Mazzini’, dedicada à interceptação dos que navegavam sob a bandeira do Império Austríaco, inimigo dos italianos irredentos".
"Caçados pela marinha imperial, navegaram para o Rio da Prata em busca de abrigo. Foi dali, partindo das vizinhanças de Montevidéu, que a dupla Rossetti e Garibaldi, cavalgando em vinte corcéis, alcançaram Piratini, sede da revolução das lanças. A adesão deles aos gaúchos insurretos contra o regime dos Braganças parecia-lhes a continuidade, em outro país, em outro continente, da luta que moviam ao absolutismo dos Habsburgos na Europa”
Filho dos italianos, Domenico Garibaldi e Rosa Maria Raimondi, Giuseppe nasceu em Nice ( França), no dia 4 de julho de1807. A cidade chegou a fazer parte dos domínios territoriais da família real do Piemonte (Itália), os Savóia, que a perderam em 1792, voltando a reintegrá-la em 1814. Em Nice, o rapaz cresceu, tendo como primeira paixão o mar, no qual anos mais tarde viveria suas fantásticas aventuras libertárias.
Nas primeiras viagens pelo Mediterrâneo e Mar Negro, passou a entrar em contato com marinheiros ligados às idéias libertárias de Giuseppe Mazzini, revolucionário e líder do movimento Jovem Itália, que lutava pela independência e unificação da Itália. Depois de participar de fracassadas tentativas de controle do Piemonte por parte dos revolucionários da Jovem Itália (1833), Garibaldi, um fugitivo condenado à morte, partiria para o Brasil, desembarcando no Rio de Janeiro em 1836. Lá acabaria conhecendo outro ativista mazziniano, Luigi Rossetti - igualmente perseguido na Itália (ver postagem História 21, de 12/01/10) – e reencontrando Giambattista Cuneo, companheiro das primeiras batalhas italianas.
Num primeiro momento, Garibaldi, ao lado de Rossetti, dedicaram-se à navegação de cabotagem a partir do litoral fluminense. Enquanto trabalhavam, os dois italianos recebiam notícias da insurreição gaúcha (Revolução Farroupilha - ver postagem História 19 de 19/01/10).
Em Cadernos da História – Memorial RGS, obra editada pelo governo gaúcho, encontramos o relato de como foram os primeiros movimentos de Garibaldi no Brasil.
“Bom marinheiro, militante carbonário, admirador de Giuseppe Mazzini e do movimento Jovem Itália, partindo de Nantes, a bordo do Nautonier, não demorou para desembarcar no Rio de Janeiro, em 1836. De imediato, deixou-se subjugar como Saint-Hilaire antes dele, pelo impressionante espetáculo da baía da Guanabara, maldizendo não ser poeta.Encontrou por lá uma ativa colônia de exilados italianos, uma das tantas que existiam espalhadas pelas cidades da América depois do insucesso do levante nacionalista contra o domínio austríaco e das monarquias ultraconservadoras da Itália. No meio deles, exilados, Luiggi Rossetti, um carbonário que fazia às vezes de jornalista e corsário, combinação comum naqueles tempos".
"Foi Rossetti quem levou Garibaldi a fazer uma visita a Tito Livio Zambeccari, um preso ilustre, homem de sete instrumentos, ajudante de Bento Gonçalves, ambos encarcerados na Fortaleza de Santa Cruz no Rio de Janeiro, após a derrota dos farrapos na ilha do Fanfa, no rio Jacuí/RS. Além das afinidades itálicas, ressalte-se que os carbonários eram bastante próximos dos maçons, doutrina seguida por Zambeccari, formando um mundo de contatos subterrâneos, devido às suas inúmeras lojas espalhadas pelos quatro cantos, muito úteis nas conspirações anti-absolutistas”.
A conversa entre os três italianos levou ao engajamento direto de Rosetti e Garibaldi na Revolução Farroupilha, tanto é que este último recebe do comando revolucionário a carta de corso, documento oficial, que lhe permitia, oficialmente de abordar belicosamente embarcações inimigas, ou seja das forças do governo imperial brasileiro. “Decidiram os dois, com o consentimento de Zambeccari, arrumar um barco e, a partir de janeiro de 1837, lançar-se ao mar como corsários. O que conseguiram foi uma sumaca de dois mastros que batizaram de ‘Mazzini’, dedicada à interceptação dos que navegavam sob a bandeira do Império Austríaco, inimigo dos italianos irredentos".
"Caçados pela marinha imperial, navegaram para o Rio da Prata em busca de abrigo. Foi dali, partindo das vizinhanças de Montevidéu, que a dupla Rossetti e Garibaldi, cavalgando em vinte corcéis, alcançaram Piratini, sede da revolução das lanças. A adesão deles aos gaúchos insurretos contra o regime dos Braganças parecia-lhes a continuidade, em outro país, em outro continente, da luta que moviam ao absolutismo dos Habsburgos na Europa”
quinta-feira, 14 de janeiro de 2010
Italiani (Arte) - A marca da escultura de Calabrone em pedra e metal - 2
A Enciclopédia Itaú Culural de Artes Visuais assim se refere, criticamente, a Domenico Calabrone.
"A partir da década de 1960, Domenico Calabrone parece buscar, em sua escultura, expressão artística pela qual é mais conhecido, uma representação que unisse formas orgânicas e mecânicas, concebendo figuras meio homem meio máquina. Para tanto, procura um efeito de movimento semelhante, ainda que mais tímido, àquele produzido pelo escultor futurista italiano Umberto Boccioni em trabalhos como Formas Únicas na Continuidade do Espaço, 1913. Este seria o caso da escultura em bronze, O Jornaleiro (em homenagem ao jornalista Caludio Abramo). O crítico de arte Mário Schenberg nota a busca de Calabrone por essa síntese entendendo suas obras desse período como "símbolos válidos da máquina-instrumento e da criatura robotizada".1
Ao longo dos anos 1970, Calabrone passa a produzir esculturas denominadas "totens", em pedra ou bronze - ou ainda unindo ambos materiais -, algumas remetendo a peças pré-colombianas, todas em grandes dimensões, por vezes monumentais, e visando, provavelmente, espaços públicos, como as que se encontram na Praça da Sé e no Parque Villa-Lobos, ambas em São Paulo.
Mais tarde, o artista interessa-se por produzir esculturas geométricas realizadas com a utilização de um programa de computador para o cálculo das dimensões. Calabrone, assim, abandona as formas orgânicas geometrizadas de anos passados para trabalhar, daí em diante, apenas com figuras geométricas sobrepostas ou empilhadas, geralmente de cores fortes em plexiglass, um plástico de aparência semelhante à do acrílico. Na década de 1990, produz pinturas sob a influência das idéias da arte fractal. Nota 1 SCHENBERG, Mário. Calabrone. In: ______. Pensando a arte. 2ª ed. São Paulo: Nova Stella, 1988.
"A partir da década de 1960, Domenico Calabrone parece buscar, em sua escultura, expressão artística pela qual é mais conhecido, uma representação que unisse formas orgânicas e mecânicas, concebendo figuras meio homem meio máquina. Para tanto, procura um efeito de movimento semelhante, ainda que mais tímido, àquele produzido pelo escultor futurista italiano Umberto Boccioni em trabalhos como Formas Únicas na Continuidade do Espaço, 1913. Este seria o caso da escultura em bronze, O Jornaleiro (em homenagem ao jornalista Caludio Abramo). O crítico de arte Mário Schenberg nota a busca de Calabrone por essa síntese entendendo suas obras desse período como "símbolos válidos da máquina-instrumento e da criatura robotizada".1
Ao longo dos anos 1970, Calabrone passa a produzir esculturas denominadas "totens", em pedra ou bronze - ou ainda unindo ambos materiais -, algumas remetendo a peças pré-colombianas, todas em grandes dimensões, por vezes monumentais, e visando, provavelmente, espaços públicos, como as que se encontram na Praça da Sé e no Parque Villa-Lobos, ambas em São Paulo.
Mais tarde, o artista interessa-se por produzir esculturas geométricas realizadas com a utilização de um programa de computador para o cálculo das dimensões. Calabrone, assim, abandona as formas orgânicas geometrizadas de anos passados para trabalhar, daí em diante, apenas com figuras geométricas sobrepostas ou empilhadas, geralmente de cores fortes em plexiglass, um plástico de aparência semelhante à do acrílico. Na década de 1990, produz pinturas sob a influência das idéias da arte fractal. Nota 1 SCHENBERG, Mário. Calabrone. In: ______. Pensando a arte. 2ª ed. São Paulo: Nova Stella, 1988.
Italiani (Arte) - A marca da escultura de Calabrone em pedra e metal - 1
No campo das artes no Brasil, em particular da escultura, um nome italiano que se destaca é o doe Domenico Calabrone. Nascido em 1928 na cidade de Aieta (Calábria), Calabrone viveu em no Brasil de 1954 a 200, ano de sua morte (São Paulo). Artista plástico de formação clássica renascentista, ceramista, cenógrafo e designer de objetos e jóias, tem obras expostas em locais públicos tanto no Brasil como no exterior.
O verbete sobre o autor naEnciclopédia Itaú Cultural de Artes Visuais Enciclopédia Itaú Cultural de Artes Visuais assim se refere a Calabrone.
“Entre 1948 e 1951, freqüenta as aulas do Liceu Clássico, em Roma, com especialização em técnicas de fundição, mosaico e cerâmica. Transfere-se em 1954 para São Paulo, onde, dois anos depois, realiza sua primeira mostra individual na Galeria Art's Store. Em 1963, expõe na 1ª Exposição do Jovem Desenho Nacional, em São Paulo. Em 1965, participa do 1º Salão Esso de Artistas Jovens, no Museu de Arte Moderna de São Paulo - MAM/SP e no Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo - MAC/USP. Apresenta trabalhos no Panorama de Arte Atual Brasileira do Museu de Arte Moderna de São Paulo - MAM/SP em 1975 e 1978. Em 1986, recebe o Prêmio Internacional da Escultura Contemporânea, em Cassano Jonio, Itália. Ainda na década de 1980, interessa-se pela arte fractal. Em 1991, é agraciado com sala especial no Salão Paulista de Arte Contemporânea e, em 1994, ganha o 41º Prêmio Internazionale di Pinttura Cittá di Pizzo, em seu país natal. Expõe em individuais no Museu de Arte Moderna da Bahia - MAM/BA, em Salvador, em 1963; no MAM/RJ, em 1965 e 1966, e no Museu de Arte Contemporânea de Campinas - MACC, em 1992 - esta sua última individual. Participa da Bienal Internacional de São Paulo de 1963 a 1991”.
O verbete sobre o autor naEnciclopédia Itaú Cultural de Artes Visuais Enciclopédia Itaú Cultural de Artes Visuais assim se refere a Calabrone.
“Entre 1948 e 1951, freqüenta as aulas do Liceu Clássico, em Roma, com especialização em técnicas de fundição, mosaico e cerâmica. Transfere-se em 1954 para São Paulo, onde, dois anos depois, realiza sua primeira mostra individual na Galeria Art's Store. Em 1963, expõe na 1ª Exposição do Jovem Desenho Nacional, em São Paulo. Em 1965, participa do 1º Salão Esso de Artistas Jovens, no Museu de Arte Moderna de São Paulo - MAM/SP e no Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo - MAC/USP. Apresenta trabalhos no Panorama de Arte Atual Brasileira do Museu de Arte Moderna de São Paulo - MAM/SP em 1975 e 1978. Em 1986, recebe o Prêmio Internacional da Escultura Contemporânea, em Cassano Jonio, Itália. Ainda na década de 1980, interessa-se pela arte fractal. Em 1991, é agraciado com sala especial no Salão Paulista de Arte Contemporânea e, em 1994, ganha o 41º Prêmio Internazionale di Pinttura Cittá di Pizzo, em seu país natal. Expõe em individuais no Museu de Arte Moderna da Bahia - MAM/BA, em Salvador, em 1963; no MAM/RJ, em 1965 e 1966, e no Museu de Arte Contemporânea de Campinas - MACC, em 1992 - esta sua última individual. Participa da Bienal Internacional de São Paulo de 1963 a 1991”.
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