domingo, 17 de janeiro de 2010

História 29- Italianos na Revolução Farroupilha – Especial Garibaldi (8)

O trágico naufrágio de Garibaldi e seus companheiro foi assim descrito pelo próprio comandante no livro de Alexandre Dumas: 



"Ecco come accadde la terribile calastrofe. Fino dalla sera, e dal momento della nostra partenza il vento di mezzogiorno già minacciava , ammassando le nubi e soffiando con violenza. Si correva lungo la costa, il Rio Pardo, aveva a bordo, come già dissi una trentina d' nomini, un 'pezzo da dodici posto sul pernio, una quantità di casse, ed un'ammasso di oggetti di ogni specie, e tutto ciò per precauzione, non potendo calcolare quanto tempo sarebbemo rimasti in mare, né qual punto si sarebbe approdati, e quali sarebbero state le condizioni nelle quali ci potevamo ritrovare al momento del nostro approdo dirigendoci verso un paese nemico.

Il bastimento era dunque sopraccaricato, e per conseguenza trovavasi spesso inferamente ricoperto dalle onde, cbe di minuto in minuto crescevano col vento e qualche volta minacciavano di tutto inghiottire. In allora decisi di approssimarmi alla costa, e se mi fosse slato possibile , prender terra in quel punto di spiaggia che più sarebbe stato accessibile. Il mare però che ad ogni istante andava ingrossando non permise di potere scegliere la posizione che meglio ci conveniva; fummo ricoperti da un' onda terribile che ci rovesciò complètamente sulla costa.

In quell'istante mi trovavo sulla maggiore altezza dell'albero di trinchetto, da dove speravo di potere scuoprire un passaggio traverso gli scogli, ma in quel momento il landone piegò a sinistra del bordo e venni lanciato a un trenta piedi disiante.

Quantunque mi trovassi in una ben trista posizione ed assai pericolosa, la fiducia che io aveva nella mia forza come nuotatore, faceva in modo che per nulla affatto pensasse alla morte ; ma però avendo con me alcuni compagni che non essendo marinari, gli avevo veduti pochi momenti avanti coricati sul ponte e mezzi estinti dal mal di mare, invece di nuotare verso la costa, mi occupai di radunare una parte degli oggetti che per la loro leggerezza sembravano adatti a restare sulla superficie dell'acqua, e spingendoli verso il bastimento, gridavo ai miei compagni di gettarsi essi stessi in .mare, agguantare qualche oggetto e procurare di giungere alla piaggia che pure era lungi da noi circa un miglio.

II bastimento era all'ondalo., ma l'alberatura lo manteneva dalla parte sinistra fuori dell'acqua. 11 primo che vidi era rimasto aggrappato alle sarchie e questi era Edoardo Mateo, uno dei miei migliori amici, spinsi verso di lui un'avanzo del portello raccomandandogli di non abbandonarlo. Era costui in via dì salvezza , allora gettai lo sguardo sul bastimento.

La prima cosa che vidi, o per meglio dire la sola cosa che potei scorgere, fu il mio caro e coraggioso Luigi Carniglia; questi era al timone nel momento della disgrazia ed era avuto agguantato al bastimento dalla parte di pojipa verso la parte del vento, ma per maggiore sventura aveva in quello istante una giacchetta di panno grossolano, e non aveva rimasto il tempo di levarsela, che tra le altre cose gli stringeva in modo tale le braccia che gli restava impossibile di potere nuotare. Me lo indicava urlando, mentre io mi dirigeva verso di lui. — Procura di tenerti ben fermo, io gli risposi e vengo in tuo soccorso.

Ed in fatti, rimontando sul bastimento come può farlo un gatto, giunsi tino a lui, mi attenni con una mano allo sporto, e con l'altra, togliendo dalla mia tasca un piccolo coltello che disgraziatamente tagliava male, mi posi a stracciare il bavero e il di dietro della giacchetta, ancora un momento di più, con un nuovo sforzo ero giunto a liberare il disgraziato Carniglia, da questo suo impaccio, ma volle il destino che un terribile col pò di mare ci ricuoprisse entrambi, mettesse in pezzi il bastimento e gettasse in mare tutti coloro che ancora restavano a bordo, — Carniglia fu tra questi e più non ricomparve ! In quanto a me, mi trovai lanciato nel fondo del mare come un projettile, ricomparvi alla superficie dell' acqua, tutto sbalordito ma in mezzo però a tale sbalordimento avevo ferma un' idea, cioè procurare di soccorrere il mio caro Luigi.

Nuotai dunque tutt'atlorno alla carcassa del bastimento chiamando l'amico a grandi grida, in mezzo al fischiare della tempesta ed al rumoreggiare dell'Oceano, ma Luigi però più non rispondeva; era stato inghiottito dalle onde e per sempre, e ad onta di tutto il mio zelo non potei fare altrettanto per quel mio buon compagno e fratello che mi aveva salvalo la vita alla Piata ! Nel momento in cui abbandonavo il pensiero di recare soccorso a Carniglia, rivolsi di nuovo lo sguardo intorno a me. Fu una vera grazia d'Iddio senza dubbio, ma ini questo momento di agonìa per tutti non dubitai un solo istante per la mia salvezza, di maniera che potei occuparmi per la salvezza degli altri.

Allora i miei compagni mi apparvero dispersi e notanti verso la spiaggia, separati gli uni dagli altri secondo la loro abilità e la loro forza. Gli raggiunsi in un' istante e gettando ad essi un grido d'incoraggiamento gli sopravanzai, e mi trovai ad essere uno dei primi, se non del tutto il primo a traverso gli scogli, tagliando enormi ondale, alte quanto delle montagne.

Raggiunsi la riva. 11 dolore immenso per la perdita del mio povero Carniglia, rendendomi affatto indifferente sulla propria miasortè ini dava invece una forza invincibile. Appena ebbi posto piede a terra, mi voltai preso da una nuova speranza, quella cioè che forse avrei rivisto Luigi. Interrogai con lo sguardo, le une dopo le, altre quelle figure spaventate, ricoperte ad ogni istante dalle onde, ma Carniglia più non era. Gli abissi dell'Oceano non me lo avevano voluto rendere.

Allora rividi Odoardo Mateo, colui che dopo Carniglia mi era il più caro, quello al quale avevo respinto un frammento di portello, rao comandandoli di attaccarvisi con tutte le sue forze. Senza dubbio la violenza del mare gli aveva tolto l'oggetto dalle mani, nuotava ancora, ma sfinito e convulso ai suoi movimenti indicava benissimo a quale estremità fosse ridotto. ... dissi quanto io lo amasse ; era questi il secondo fratello del mio cuore che andavo a perdere in quella giornata, e per un'istante non volli restare vedovo di tutto ciò che più avessi caro nel mondo.

Spinsi nel mare alcuni avanzi del bastimento clic mi avevano ajutato a raggiungere la riva, e ini slanciai in mezzo alle onde e con una profonda indifferenza tornai a cercare di nuovo quel pericolo dal quale ero appena appena sfuggito. In pochi minuti non ero che alcune braccia distante daOdoardo ed allora gridai:— Tieni fermo ! coraggio eccomi ! io ti porto la vita. Vana speranza, inutili sforzi? nel momento in cui spingevo verso di lui 1' unica ancora protettrice, egli affondò e disparve.

Gettai un'orribile grido, abbandonai il mio sostegno e mi tuffai di nuovo. Però non trovando il mio povero amico, pensai che forse poteva essere tornalo alla superficie dell'acqua; vi tornai ! nulla ! Mi tuffai di nuovo, e nuovamente ricomparvi, mandavo gli stessi gridi disperati come per Carniglia; ma come per Carniglia, tutto fu inutile.

Gli abissi dell' 0ceano avevano del pari inghiottito Odoardo Mateo il quale non aveva avuto timóre di sfidare quell'elemento^ per venirmi raggiungere e conservarsi alla difesa dei popoli. Ecco dunque un nuovo martire per la Libertà Italiana, che non avrà né la sua tomba né la sua croce !

I cadaveri di sedici annegali che contammo in questo disastro, fedeli compagni, per tutta la loro vita, delle mie avventure, inghiottiti dal mare, furono da questo e dalle correnti respìnti e trasportati a più di trenta miglia distanti verso il nord. Tra i quattordici che avevano sopravvissuto, e che per miracolo trovàvansi ad avere raggiuntola spiaggia, cercai tra loro un viso amico : invano!, un tipo italiano ! invano ! Non uno era scampato : ed i sei italiani che mi accompagnavano erano morti : morti tutti : Carniglia , Mateo, Stradermì, flavone, Giovanni... del sesto non rammento il nome.

Domando perdono alla patria di averlo dimenticato, e so di scrivere tutto questo dopo dodici anni di tempo, conosco pur troppo che durante questo tempo ben' altri avvenimenti assai più terribili di quelli che ho descritti ha sofferto V anima mia ed hanno trascorso la mia vita , rammento benissimo di avere veduto cadere una nazione., di avere tentato invano di difendere una città ; di stato perseguitalo, esiliato, imboscato come una bestia feroce ; di avere deposto nella tomba la donna che era divenuta il cuore del mio cuore,, ed appena averne ricoperto l'ultimo suo asilo, ero obbligato a fuggire come quei dannati descritti da Dante che camminavano dinnanzi a lui., ma con la testa stravolta in addietro senza avere più asilo.

Conosco che dall' estremo punto dell' Affrica ho rimirato questa Europa che mi respinge come un bandito ! me . . . che non ho mai avuto che un solo pensiero, che un solo amore, una sola afflizione ... la Patria. Sì, è vero, conosco tutto questo, ma non è però men vero che dovevo rammentarmi questo nome. Ohimè ! non lo rammento più !".

História 28- Italianos na Revolução Farroupilha – Especial Garibaldi (7)


A aventura dos lanchões no litoral sul foi marcada por um momento trágico conforme descrito no site

"No dia 13, seguem, da Lagoa Tomás José, para a Barra do Tramandaí, sob o Oceano Atlântico e no dia 15, lançam-se ao mar, com sua tripulação mista: 70 homens - Garibaldi comanda o Farroupilha, com dezoito toneladas e Griggs, o Seival, com 12 toneladas. Ambos armados com quatro canhões de doze polegadas e eram de molde 'escuna' ".

"Em plena tormenta seu barco naufraga e ele vê, impotente e desesperado, amigos queridos e companheiros preciosos sendo tragados pelas ondas revoltadas com tamanha audácia. Garibaldi escapa a nado e com apenas o barco remanescente. Será parte decisiva na tomada da Província de Santa Catarina, secundado por mar, o exército farrapo, comandado por David Canabarro, onde brilhava a espada invicta de Joaquim Teixeira Nunes, o heróico e bizarro comandante dos lanceiros negros. ( Trinta náufragos. Dezesseis morreram. Entre eles, os seis italianos que estavam a bordo: Luigi Carniglia, Eduardo Mutru, Luigi Staderini, Nadonne, Giovanni e um sexto, que Garibaldi não se recorda do nome. “Peço perdão à pátria por havê-lo esquecido”).

História 27- Italianos na Revolução Farroupilha – Especial Garibaldi (6)


No livro  Memórias de Giuseppe Garibaldi escrito por Alexandre Dumas, o revolucionário italiano assim relata a construção e o transporte dos lanchões:

"Proposi di lasciare nella laguna i due più piccoli lancioni, ed il loro capo ne sarebbe stalo un bravissimo marinaro chiamato Zeflìrino d'Utra. Io con gli altri due, avendo sotto i miei ordini Griggs ed i più avventurosi dei miei compagni, m'unirei alla spedizione, onde agire per mare, mentre che il generale Canavarro avrebbe operato per terra.

Questo era è vero un bel piano, solo però bisognava porlo ad effetto. Proposi di costruire due carrette abbastanza grandi e solide, per mettere sopra a ciascuna di esse un lancione e di attaccare a queste carrette, bovi e cavalli in quella quantità che sarebbe stala necessaria per trascinarle. La mia proposizione venne adottata, e fui incaricato di metterla ad effetto.


Quindi meglio riflettendoci, v' introdussi le seguenti modificazioni. Feci fare da un bravo carrajo d'Obecù, otto grandissime ruote di una solidità a tutta prova, con dei mozzi proporzionali al peso che dovevano sopportare. Ad una dell'estremità del lago, — cioè quella opposta a H io-Grande del Sud ossìa nord-est, — esiste in fondo ad un burrone, un piccolo ruscello che scende dalla laguna di los Patos, nel lago Tramandaij sul quale si trattava di trasportare i nostri due lancioni.

Feci discendere per questo burrone, immergendolo il più che fosse possibile, uno dei nostri carri quindi nello stesso modo che noi praticavamo per trasportarlo al dr sopra dei banchi di sabbia, noi sollevammo il landone fino a tanto che la chiglia non posasse sulla doppia sala.

Cento bovi domestici , attaccati ai timoni col mezzo dei nostri più solidi cordami^ furono spinti ad un tempo, ed io vidi con una soddisfazione che non potrei descrivere , il più grande dei miei due bastimenti porsi in cammino come uno dei soliti carri.

Il secondo carro discendeva egualmente, venne caricato come il primo, e come quello proseguiva felicemente. Gli abitanti allora, goderono di uno spettacolo curioso e fuori di costume, quello cioè di due bastimenti traversanti su di un carro trascinato da duecento bovi uno spazio di cinquantaquattro miglia, cioè diciotto leghe, senza la minima difficoltà, nò il minimo inconveniente.

Giunti sulle rive del lago Tramandai, i lancioni furono posti di nuovo nell'acqua nel medesimo modo che erano stati imbarcati ; quindi vennero eseguite alcune piccole riparazioni di cui necessitavano dopo il viaggio, ma di così poca entità che in tre giorni erano pronti per la navigazione".

História 26- Italianos na Revolução Farroupilha – Especial Garibaldi (5)


Na epopéia de Garibaldi no Brasil, vários episódios merecem destaque como a conquista de Laguna onde entram em cena os famosos lanchões construídos nno estaleiro de Camaquã (RS).

A Marinha Imperial Brasileira controlava os principais meios de comunicação da Província, a Lagoa dos Patos, entre Porto Alegre, Pelotas e Rio Grande e a maior parte dos rios navegáveis.

O fator estratégico de maior efeito a favor do Império era o bloqueio da barra da Lagoa dos Patos, único acesso ao porto de Rio Grande, por onde desembarcavam continuamente os reforços imperiais. A República, na segunda parte do confronto procurava manter a supremacia conquistada na região geográfica da serra do sudeste do Rio Grande do Sul, de relevo irregular e com apenas um rio que comunicava com a Lagoa dos Patos, o Camaquã.

Foi preciso engendrar uma manobra incomum para conquistar um ponto que pudesse ligar o Rio Grande dos farrapos com o mar. Este ponto era Laguna, em Santa Catarina. O primeiro passo era constituir a Marinha Rio-Grandense.

No site doInstituto Gaúcho de Tradição e Folclóre  (órgão governamental) existe uma página dedicada à questão dos transportes na Revolução Farroupilha. As embarcações dos farrapos são assim descritas.

"Garibaldi recebeu a missão de construir barcos e fazer corso contra navios do império. Dois meses depois, ele apresenta dois lanchões: o maior "Rio Pardo", também referido como “Farroupilha”, com aproximadamente 30 toneladas; e o outro era o “Seival”, com o peso não superior a 25 toneladas".

No mesmo site é abordada a questão do transporte dos lanchões .

 "Os dois enormes lanchões foram construídos numa fazenda do município de Camaquã de onde foram arrastados, por aproximadamente 80km, passando por Palmares do Sul e Tramandaí. Garibaldi mandou então construir duas carretas, de tamanho e solidez que suportassem os lanchões. Um hábil carpinteiro chamado Abreu foi o encarregado de executar a encomenda, calculada pessoalmente por Garibaldi".


"Cada uma das carretas tinha dois eixos reforçados e quatro rodas, com cubos de 80 cm, 3,20 m de raio, 30 cm de largura e 10 barras de raio em cada uma delas sobre carreta de 8 rodas, por cerca de 200 bois. O transporte foi feito através de campos enlameados pelas chuvas de inverno. As lanchas seriam usadas para romper o cerco e fazer a tomada de Laguna – Santa Catarina. Este foi o mais fantástico acontecimento da guerra, e talvez um dos lances de combate mais geniais da história".

"Depois de tantas batalhas, o guerreiro “SEIVAL”, um barco que navegou por terra e mar, teve um triste fim. Ficou esquecido no Porto de Laguna até desaparecer. Uma réplica do “SEIVAL” em cima de sua carreta, foi mandada construir no ano de 1970 pelo então Presidente da República, General Emílio Garrastazu Médici. A réplica permaneceu em exposição no Parque Histórico Marechal Manoel Luis Osorio, sobre o trajeto realizado pelos lanchões originais. Atualmente, esta embarcação não está mais disponível para visitação, apenas uma réplica em miniatura encontra-se no local.

sábado, 16 de janeiro de 2010

Oriundi (Cinema) - Primo Carbonari e o Cinejornal


Durante 45 anos, as salas de cinema em todo o Brasil antecederam a exibição do filme em cartaz com a exibição do Cinejornal, produzido pelo documentarista Primo Carbonari (1920-2006) filho de imigrantes italianos.

A pesquisadora Hilda de Alencar Gil descreve no site Ampla Visão, a carreira deste oriundo, conhecido de Norte a Sul do Brasil. A seguir, trechos do referido texto.

"Iniciou a carreira profissional como fotógrafo aos 12 anos de idade. Mais tarde, passou a fotografar casamentos, batizados e outras solenidades não-oficiais, tendo sido também fotógrafo de grande parte dos jornais da época" . ‘

"Na segunda metade dos anos 1930, ingressou no meio cinematográfico, trabalhando no laboratório da empresa Matarazzo, distribuidora de fitas estrangeiras. Depois, foi contratado pelo diretor técnico da produtora Companhia Americana de Filmes, Achilles Tartari, para ser assistente de Francisco Madrigano" .

“Segundo seu currículo, Carbonari trabalhou como técnico de fotografia na Cia. Cinematográfica Vera Cruz; como diretor de fotografia e documentarista na Campos Filmes; como diretor de fotografia na Atlântida Filmes, e como diretor de fotografia e documentarista no Departamento de Imprensa e Propaganda – DIP".

"Com o decreto federal nº 21.240 de 1932 – que entraria em vigor apenas em 1934–, tornou-se obrigatória a exibição de um curta-metragem nacional antes da projeção de longa-metragem estrangeiro, o que beneficiou bastante a indústria do cinejornal.”

“O cinejornal foi o fio condutor de todo o trabalho de Primo, que explorava assuntos variados como a divulgação de banquetes, casamentos, aniversários, empresas, feiras industriais, exposições de artes plásticas; realizações dos governos federal, estadual e municipal; aspectos das indústrias de mineração, energia, exportação, telefonia, transporte, entre outros. Na opinião de Carbonari, os ingredientes técnicos para fazer um bom cinejornal eram: uma boa cópia (de exibição), um bom locutor e poucas laudas de texto que sintetizem o acontecimento e indiquem o que representa para o grande público“ .

“Em 1955, Carbonari fundou a Primo Carbonari Produções Cinematográficas, segundo ele para dar um nome aos cinejornais, mostrando que havia uma pessoa responsável pelo que era exibido na tela. De 1964 até o final dos anos 1970, Carbonari dominou o mercado paulista de complementos cinematográficos, dedicando-se principalmente aos cinejornais, sendo considerado o mais importante produtor do gênero no Estado de São Paulo“.

 “Mesmo tendo nos cinejornais sua principal atividade, Carbonari produziu também curtas-metragens, entre eles: Luz e fé, D. Pedro I: 150 anos depois, O trabalho das abelhas, Bandeirantes do século XX, O vôo do silêncio, ...E os tempos passaram e Titãs da pintura, filmes esses realizados entre 1966 e 1975 e candidatos aos certificados de Categoria Especial e de Boa Qualidade". “Nos anos 1980, fatores como a universalização da televisão, a constituição de formas mais baratas e eficientes de autopromoção por parte dos setores da elite que utilizavam o cinejornal e, no final da década, o descumprimento freqüente da lei de obrigatoriedade de exibição do curta-metragem, tornaram difícil a situação da produtora de Carbonari. A medida provisória nº 151, assinada em 1990 pelo presidente Fernando Collor de Mello, extinguiu entidades federais ligadas ao cinema, como a Fundação do Cinema Brasileiro – FCB e a Distribuidora de Filmes S.A. – Embrafilme, o que acarretou uma crise gravíssima na atividade cinematográfica brasileira“

Oriundi (Futebol) - Altafini "Mazzola", craque da bola no Brasil e na Itália


No mundo do futebol, a italianidade no Brasil tem um nome que fez história: José João Altafini, que ganhou fama nacional e internacional (itália) com a alcunha de Mazzola (pela semelhança com o jogador italiano Valentino Mazzola). Nascido em Piracicaba (24 de julho de 1938), filho de imigrantes italiano ( Gioacchino Altafini  e dona Maria Marchesoni), Mazzola iniciou sua carreira futebolística no Clube Atlético Piracicabano, como atacante.




Em 1956 passaria a integrar o elenco da Sociedade Esportiva Palmeiras, clube onde jogou por dois anos marcando 85 gols em 114 partidas. Vestiu a camisa da seleção brasileira em 1957, jogando ao lado de Maurinho, Pagão, Dino Sani e Tite. No ano seguinte estaria na Copa do Mundo da Suécia onde ajudou o Brasil a conquistar o seu primeiro título mundial. Na Copa de 58, Mazzola disputou três jogos e marcou dois gols.


Ainda em 58, Mazzola deixaria o Brasil. O Milan desenbolsaria um bom dinheiro para levá-lo aos gramados italianos. E o investimento valeu a pena. Com a camisa do Milan, e atuando com o nome de Altafini, o jogador ítalo-brasileiro comemorou três títulos nacionais (59, 62 e 68)), além da cobiçadas Copa dos Campeões (69) e Recopa (68). Na Itália, Altafini jogou também na Juventus, sagrando-se mais uma vez campeão nacional (1972) e no Napoli


Em 1962, Altafini iria à sua segunda Copa do Mundo, desta vez vestndo a camisa da “Azzurra”. Mas a Itália decepcionou e não passou da primeira fase do torneio, onde o Brasil levantaria a Taça Jules Rimet pela segunda vez. Antes de encerrar sua carreira, Altafini disputou alguns jogos no cantão italiano da Suíça.Fixou residência na Itália onde passou atuar como comentarista esportivo, profissão atual (2010).Para se ter uma idéia do prestígio de Mazzola na Itália vale a pena visitar o site Maglia Rossonera um dos tanto sites de fanáticos pelo Milan.

História 25- Italianos na Revolução Farroupilha – Especial Garibaldi (4)



A aventura de Garibaldi no Uruguai foi tumultuada. Considerado corsário e revolucionário foi perseguido pelas autoridades locais. Ferido, preso e torturado seria anistiado e em 1838 voltaria para o Ro Grande do Sul, que vivia ao efervescente clima da insurreição Farroupilha.Acompanhado do inseparável amigo Luigi Rossetti, Garibaldi alcançaria a cidade de Piratini (1838), no sul do Estado, onde os revoltosos comandados por Bento Gonçalves instalaram o núcleo de poder da República Riograndense. Foi em Piratini que o libertário italiano se encontrou pela primeira vez com o líder dos farrapos. 
Garibialdi, nas Memórias publicadas por Alexandre Dumas, assim fala sobre Bento Gonçalves.

“Bento Gonzales giungeva al sessantesimo anno quando io lo conobbi; alto di statura e svelto, montava a cavallo, come già dissi, con una grazia ed una facilita' ammirabile. A cavallo poi sembrava non a-ver più che venticinque anni, valoroso e fortunato egli non avrebbe fatto come i cavalieri dell'Ariosto, cioè non avrebbe esitato un' istante a combattere un gigante avesse pure avuto la statura di Poliferno e l'armatura di Fcrragus. Eglij uno dei primi aveva gettato il grido di guerra , non però con lo scopo o la cura d'ambizioni personali, ma come tutt'altro figlio di quel popolo guerriero. Il suo modo di vivere al campo era eguale a quello dell'infimo abitante delle pianure, della carne arrostita e dell'acqua semplice, questo era il pasto. Il primo giorno che ci vedemmo egli m'invitò al suo pasto frugale, e parlammo con tanta familiarità come se fossimo stati amici dall'infanzia e di pari condizioni. Con tanti favori dalla natura avuti ed acquistali, Bento Gonzales fu 1" idolo dei suoi concittadini, eppure , con tanti meriti, cosa strana a dirsi, fu quasi sempre sfortunato nelle sue imprese guerriere, e questo sempre più mi ha fatto credere che 1' azzardo molto influiva e forse più che il genio, negli avvenimenti della guerra e nella fortuna dei bravi”.


Por ser homem do mar, Garibaldi foi encaminhado pelas lideranças dos revoltosos para Camacuã. Lá existia um estaleiro onde eram preparados os barcos paras as batalhas contra as forças imperiais. Em Camacuã Garibaldi foi hóspede nas estância das irmãs de Bento, Ana e Antonia. E foi lá que conheceu Manuela, sobrinhas das duas senhoras. O clima de paixão entre Manuela e Garibaldi, bem como ao envolvimento de Garibaldi na Revolução Farroupilha e seu destino ao lado de Anita, foi retratado com brilhantismo na série produzida pela TV Globo em xxxx. No estaleiro, comandado pelo inglês John Griggs, Garibaldi logo tratou de arregimentar um grupo de colaboradores italianos que pudessem ajudar na construção dos lanchões, agilizando os trabalhos. E aí surgem nomes como Edoardo Matru e Luigi Carniglia. Mas Memórias registradas por Dunas, Gabribaldi fala sobre os lanchões Questa costruzione era una cosa ben curiosa e che faceva onore alla ben conosciuta persistenza degli americani. Da una parte si procurava il legname, dall' altra il ferro, ed un mulatto era quello che lavorava il ferro. Ed era in tal modo che i due sloop erano stati fabbricati cominciando dal primo chiodo fino ai cerchi di ferro degli alberi. In tempo di due mesi la flotta era in pronto; ogni bastimento venne armato con due piccoli cannoni in bronzo ; quaranta tra negri e mulatti furono aggiunti ai trenta Europei, e fecero così ascendere il ruolo dei due equipaggi al numero di settanta uomini. I lancioni potevano essere della portata, uno dalle quindici alle diciotto tonnellate, l'altro da dodici a quindici. Presi il comando del più forte, che venne chiamato il lito-Pardo. Giovanni Griggs ebbe il comando dell' altro, chiamato il Repubblicano. Rossetti era rimasto a Piratinino incaricato della redazione del Giornale Il Popolo".