Um blog para difundir e aprofundar temas da presença italiana no Brasil, bem como valorizar o Made in Italy. Um espaço para troca de informações e conhecimento, compartilhando raízes comuns da italianidade que carregamos no sangue e na alma. A italianidade engloba a questão das nossas raízes italianas e também reserva um olhar para a linha do tempo, nela buscando e resgatando uma galeria de personagens famosos ou anônimos que, de alguma forma, inseriram seus nomes na História do Brasil.
sexta-feira, 14 de maio de 2010
História (194 )- "Far l'America" (111): Miséria e imigração na Calábria
No site do comume San Mango d'Aquino (Calábria) fica claro o grande motivo da sáida em massa dos calabreses rumo a outros países no final do século XIX.
“Si emigra perché si è miseri e perché la libertà non ha ancora creato, e forse non creerà mai, così com’è intesa e praticata oggi, un vero legame di solidarietà fra le classi” scrive De Cesare, ed il libro Cuore di Edmondo De Amicis (pubblicato in mille copie a Milano il 15 ottobre 1886, primo giorno di scuola nelle elementari di tutta Italia, e arrivato nel 1923 ad un milione di copie) contiene già la figura di “un ragazzo di viso molto bruno, coi capelli neri, con gli occhi grandi e neri, con le sopracciglia folte e raggiunte sulla fronte; tutto vestito di scuro, con una cintura di marocchino nero intorno alla vita” che il Direttore accompagnava in classe e che “guardava noi con quegli occhioni neri, come spaurito”: è un piccolo italiano nato a Reggio Calabria. Dice il maestro: “Vogliategli bene, in maniera che non s’accorga di essere lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana mette il piede, ci trova dei fratelli” (fonte: San
Mango d'Aquino).
História (193 )- "Far l'America" (110): Crise econômica e êxodo na Calábria
Um site do comume San Mango d'Aquino (Calábria) aponta a relação entre crise econômica e diáspora no final do século XIX.
“Nel 1871 la popolazione del Meridione è di 6.884.863 unità e la Calabria è popolata da 1.206.302 abitanti; il numero dei senza professione (466.305) è nettamente superiore agli addetti all’agricoltura (336.281). Nel 1880 scoppia la crisi dell’agricoltura e nasce il protezionismo; il prezzo del grano crolla e gli effetti sono rilevanti in Italia, dove il sistema economico nazionale è ancora in via di formazione. In Calabria la congiuntura favorevole che si è manifestata grazie anche all’incremento della produzione di vini, agrumi e olio si arresta, l’economia non riesce a sostenere un peso demografico diventato eccessivo rispetto alle risorse e a correggere lo squilibrio interviene l’emigrazione verso l’estero.
All’inizio poche centinaia di partenze all’anno, poi il flusso s’ingrossa. Una relazione del 1863 sullo stato della Prima Calabria Ulteriore ci dice che è in corso la migrazione stagionale dei “vanghieri” cosentini nelle terre del basso Mesima; nel 1867 la cifra dei calabresi emigrati è di appena 900 persone; nel 1874 l’inchiesta Franchetti sulle condizioni economiche delle province napoletane registra l’emigrazione di calabresi che vanno a lavorare le terre del Nisseno; nel 1876 gli emigrati sono 530; nel 1880 sono 2.722; nel 1882 il flusso supera le 10mila unità, nel 1893 arriva a 19mila.
All’inizio del Novecento gli emigrati calabresi ammontano, in tutto, a 276mila unità, ed il 90% è diretto verso i paesi transoceanici. Fino al 1875 il movimento migratorio interessa in maggioranza l’Italia Settentrionale e si dirige in prevalenza verso i paesi europei e quelli del bacino del Mediterraneo; tra il 1870 ed il 1900 la Francia, per esempio, accoglie in media 40 mila emigrati italiani all’anno. Nel 1887 si registra la prima inversione di tendenza e 129 mila italiani si dirigono verso l’America, mentre 82 mila scelgono l’Europa. Argentina, Uruguay, Brasile… e sulle rive del Rio de la Plata nasce il sogno di realizzare una “più grande Italia”. (fonte: San Mango d'Aquino)
“Nel 1871 la popolazione del Meridione è di 6.884.863 unità e la Calabria è popolata da 1.206.302 abitanti; il numero dei senza professione (466.305) è nettamente superiore agli addetti all’agricoltura (336.281). Nel 1880 scoppia la crisi dell’agricoltura e nasce il protezionismo; il prezzo del grano crolla e gli effetti sono rilevanti in Italia, dove il sistema economico nazionale è ancora in via di formazione. In Calabria la congiuntura favorevole che si è manifestata grazie anche all’incremento della produzione di vini, agrumi e olio si arresta, l’economia non riesce a sostenere un peso demografico diventato eccessivo rispetto alle risorse e a correggere lo squilibrio interviene l’emigrazione verso l’estero.
All’inizio poche centinaia di partenze all’anno, poi il flusso s’ingrossa. Una relazione del 1863 sullo stato della Prima Calabria Ulteriore ci dice che è in corso la migrazione stagionale dei “vanghieri” cosentini nelle terre del basso Mesima; nel 1867 la cifra dei calabresi emigrati è di appena 900 persone; nel 1874 l’inchiesta Franchetti sulle condizioni economiche delle province napoletane registra l’emigrazione di calabresi che vanno a lavorare le terre del Nisseno; nel 1876 gli emigrati sono 530; nel 1880 sono 2.722; nel 1882 il flusso supera le 10mila unità, nel 1893 arriva a 19mila.
All’inizio del Novecento gli emigrati calabresi ammontano, in tutto, a 276mila unità, ed il 90% è diretto verso i paesi transoceanici. Fino al 1875 il movimento migratorio interessa in maggioranza l’Italia Settentrionale e si dirige in prevalenza verso i paesi europei e quelli del bacino del Mediterraneo; tra il 1870 ed il 1900 la Francia, per esempio, accoglie in media 40 mila emigrati italiani all’anno. Nel 1887 si registra la prima inversione di tendenza e 129 mila italiani si dirigono verso l’America, mentre 82 mila scelgono l’Europa. Argentina, Uruguay, Brasile… e sulle rive del Rio de la Plata nasce il sogno di realizzare una “più grande Italia”. (fonte: San Mango d'Aquino)
quinta-feira, 13 de maio de 2010
História (192 )- "Far l'America" (109): Imigração e saudade
"La saudade". Esse é o título de um texto publicado no site do Museo dell´Emigrazione do comune di Francavilla Angitola que fala sobre o êxodo de cidadão locais rumao ao Brasil
"Malinconia…tristezza…lontananza.. non è facile spiegare il significato di questa parola (saudade).
La magia di posti splendidi e incontaminati, l’allegria e la cordialità dei brasiliani, la bellezza delle ragazze, il samba e la caipirinha…..forse la “saudade” sono tutte queste cose messe insieme. A mio parere si tratta di un sentimento universale il cui nome esiste solo nella lingua portoghese. Se si volesse abbozzare una traduzione in italiano, forse quella che più assomiglia sarebbe “nostalgia” ma si tratterebbe senz’altro di una trasposizione infedele e sicuramente incompleta. Forse, ma solo forse, la genesi di questa parola ha cercato di fornirmela una brasiliana doc, diremmo noi, mia cugina Carina, la quale quando venne per la prima volta in Italia mi disse che, probabilmente, la “saudade “ è quel “ desiderio malinconico a metà tra speranza e consapevole improbabilità “, questo, almeno, è quello che io ho capito!!! Ed è dalle lettere dei nostri emigranti che si colgono appieno la testimonianza delle passioni, della tristezza, dei pregi e dei difetti della loro vita quotidiana nonché i drammi incontrati e vissuti così lontani da casa.
L’emigrante imparava a convivere con i sentimenti della malinconia e della nostalgia che lo attanagliava continuamente senza tregua. Rimaneva nel paese ospite solo per necessità di tipo economico, pensando continuamente al ritorno in patria, a quando ritroverà la sua famiglia, le abitudini, i sapori e gli odori della sua terra. La decisione di emigrare, raramente era il frutto di una libera scelta, ognuno affrontava le difficoltà del lungo viaggio con la speranza che un giorno sarebbe tornato in patria.
Le cose, però, con il passare degli anni cominciarono a cambiare: il nostro emigrante cominciò ad adattarsi al nuovo ambiente sociale, imparò a convivere con la diversità di usi e costumi e, cosa più importante, assimilò la lingua e le abitudini di vita e sebbene continuasse a rimpiangere il suo paese natale, non viveva più la sua condizione di emigrante in maniera negativa, ma si impegnava per consolidare e migliorare la sua condizione.
Oggi, la stragrande maggioranza dei figli dei nostri emigrati in Brasile, è laureata ed occupa posti di lavoro importanti e dignitosi. L’emigrante italiano in Brasile, oggi, è pienamente brasiliano, lo è nel cuore e nell’anima. Per lui, essere brasiliano, non indica tanto l’appartenenza ad un popolo ma è qualcosa di più profondo.. è un sentimento… un modo di essere e di porsi nei confronti della vita. E’ questa, forse, la diversità maggiore che si coglie tra chi è emigrato in Brasile e chi invece si trova in tutt’altra parte del mondo. Se è vero che il concetto di emigrazione è uguale dappertutto, è altrettanto pacifico che chi è emigrato in Svizzera piuttosto che in Germania non si sente parte di quelle nazioni a differenza di chi, invece, è emigrato in Brasile ed è divenuto un tutt’uno con quella gente". ( Mimmo Aracri - Francavilla)
"Malinconia…tristezza…lontananza.. non è facile spiegare il significato di questa parola (saudade).
La magia di posti splendidi e incontaminati, l’allegria e la cordialità dei brasiliani, la bellezza delle ragazze, il samba e la caipirinha…..forse la “saudade” sono tutte queste cose messe insieme. A mio parere si tratta di un sentimento universale il cui nome esiste solo nella lingua portoghese. Se si volesse abbozzare una traduzione in italiano, forse quella che più assomiglia sarebbe “nostalgia” ma si tratterebbe senz’altro di una trasposizione infedele e sicuramente incompleta. Forse, ma solo forse, la genesi di questa parola ha cercato di fornirmela una brasiliana doc, diremmo noi, mia cugina Carina, la quale quando venne per la prima volta in Italia mi disse che, probabilmente, la “saudade “ è quel “ desiderio malinconico a metà tra speranza e consapevole improbabilità “, questo, almeno, è quello che io ho capito!!! Ed è dalle lettere dei nostri emigranti che si colgono appieno la testimonianza delle passioni, della tristezza, dei pregi e dei difetti della loro vita quotidiana nonché i drammi incontrati e vissuti così lontani da casa.
L’emigrante imparava a convivere con i sentimenti della malinconia e della nostalgia che lo attanagliava continuamente senza tregua. Rimaneva nel paese ospite solo per necessità di tipo economico, pensando continuamente al ritorno in patria, a quando ritroverà la sua famiglia, le abitudini, i sapori e gli odori della sua terra. La decisione di emigrare, raramente era il frutto di una libera scelta, ognuno affrontava le difficoltà del lungo viaggio con la speranza che un giorno sarebbe tornato in patria.
Le cose, però, con il passare degli anni cominciarono a cambiare: il nostro emigrante cominciò ad adattarsi al nuovo ambiente sociale, imparò a convivere con la diversità di usi e costumi e, cosa più importante, assimilò la lingua e le abitudini di vita e sebbene continuasse a rimpiangere il suo paese natale, non viveva più la sua condizione di emigrante in maniera negativa, ma si impegnava per consolidare e migliorare la sua condizione.
Oggi, la stragrande maggioranza dei figli dei nostri emigrati in Brasile, è laureata ed occupa posti di lavoro importanti e dignitosi. L’emigrante italiano in Brasile, oggi, è pienamente brasiliano, lo è nel cuore e nell’anima. Per lui, essere brasiliano, non indica tanto l’appartenenza ad un popolo ma è qualcosa di più profondo.. è un sentimento… un modo di essere e di porsi nei confronti della vita. E’ questa, forse, la diversità maggiore che si coglie tra chi è emigrato in Brasile e chi invece si trova in tutt’altra parte del mondo. Se è vero che il concetto di emigrazione è uguale dappertutto, è altrettanto pacifico che chi è emigrato in Svizzera piuttosto che in Germania non si sente parte di quelle nazioni a differenza di chi, invece, è emigrato in Brasile ed è divenuto un tutt’uno con quella gente". ( Mimmo Aracri - Francavilla)
História (191 )- "Far l'America" (108): A diáspora a partir da Calábria
Francavilla Angitola é uma cidade da região da Calábria, província de Vibo Valentia, com cerca de 2.357 habitantes. Estende-se por uma área de 28 km2, tendo uma densidade populacional de 84 hab/km2. A cidade se orgulha de conservar no Museo dell’Emigrazione, um importante acervo da diáspora italiana nos séculos XIX e XX. Sob o título “Un dramma del nostro tempo: l’emigrazione – La via brasiliana", o site do Museo ell’Emigrazione relata momentos desses dois períodos históricos nos quais “cittadini francavillesi” deixaram sua terra natal e partiram rumo ao Brasil.
“L'Italia, nel 1870, nel cosiddetto periodo della grande emigrazione, aveva finalmente raggiunto l'unità. Realizzata l'unità, rimaneva il grosso problema di riunificare il popolo, lo spirito italiano, l'identità italiana. Questo fu veramente il più grosso problema che si pose allora e che provocò un lungo periodo di instabilità politica, sociale ed economica. L'Italia dell'epoca, si trovava quindi con una popolazione, soprattutto quella rurale, con enormi problemi di sopravvivenza che, se nel settentrione era notevole, nel meridione e già da allora in Calabria, era addirittura devastante tanto da denominarla 'questione meridionale' .
In questo contesto, l'emigrazione non era soltanto sostenuta dai governi di allora, ma costituiva l'unica soluzione di sopravvivenza per le famiglie. Il Brasile, a sua volta, aveva la necessità di popolare un territorio sterminato mettendo a coltura il maggior numero di terre e sostenere un modello di crescita economica improntato all'esportazione di alcuni prodotti, in particolare il caffè. I governi brasiliani iniziarono quindi a promuovere l'arrivo di emigranti arrivando a gestire tale promozione attraverso due provvedimenti: il pagamento della traversata atlantica e la preferenza ad accogliere non più singole persone, ma interi nuclei familiari, ai quali venivano assegnati della case, o per meglio dire delle baracche, e dei piccoli appezzamenti di terreno. Ovviamente, agli occhi dei francavillesi di allora, era questo il vero "eldorado ".
Le prime partenze verso il Brasile dei cittadini francavillesi avvennero tra la fine dell'800 e gli inizi del 1900, ma fu nell’immediato dopoguerra a cavallo del 1950 che si ebbero i distacchi più dolorosi in quanto questi a differenza degli altri furono caratterizzati dal fatto che chi partiva aveva in mente di rimanere a lungo, se non per sempre, in quella terra; il viaggio, infatti, non era più gratuito come nel secolo passato e quindi chi partiva difficilmente poteva tornare!!!...... Proprio in quegli anni e precisamente nel 1948, fu Rosario De Caria di professione musicista, a riaprire la strada verso il Brasile e fu lui, si dice, dopo essersi sposato con Julia Patti a combinare il matrimonio di Totò Farina con la sorella della moglie Flora Patti, entrambe brasiliane. Seguirono poi gli altri fratelli Farina, Vincenzo Nicola sposatosi con Silvia Attala, Maria che si sposò nel 1952 con un brasilero di nome Armando Vittilo e Foca Alfredo, marito di Nina Aracri che raggiunse il consorte un paio di anni dopo, precisamente nel giugno del 1953.
A differenza di quanto avveniva in precedenza, quando il viaggio era gratuito, adesso, partiva un familiare alla volta; con Nina Aracri , infatti, partì soltanto il figlio Peppino, mentre Maddalena, partì anni dopo, appena in tempo di vedere nascere la sorella Silvana. Ad onor del vero, due anni prima, Maddalena cercò di partire, ma fu respinta poco prima di imbarcarsi dal porto di Napoli per un glaucoma all’occhio ritenuto all’epoca molto contagioso; giunse in ogni caso in Brasile il 5 dicembre del 1955 e a 19 anni sposò Celso Araùjo Roberto discendente italo-tedesco; adesso hanno tre figlie Carina Franca di professione avvocato ed insegnante, Simone Carla specialista in protesi dentarie e Amanda commissario di bordo nell’aeronautica. Lo stesso viaggio intrapresero le sorelle Ciliberti, Concettina, Maria e Barbarina con i fratelli Mario e Nicola; emigrarono pure i fratelli Aracri (Sarina, Antonio, Giovanni, Mario e Nina) di Pizzo ma originari di Francavilla per parte della mamma Talora .
Uno di questi, Giovanni Aracri, dopo un lungo soggiorno estivo a Francavilla, nell’imbarcarsi, morì all’improvviso sull’aereo che stava per decollare per rientrare in Brasile.Ben otto sono poi gli eredi di Francesco Bilotta e di Cerasia Bettina anche loro emigrati in Brasile.
Tutti questi nuclei familiari, scommettevano in un mondo che stava cambiando e si stabilivano nella metropoli di San Paolo, attirati dal grande sviluppo edilizio ed industriale della metropoli brasiliana o nei centri limitrofi. Questa scelta, generalmente, non coronava gli sforzi dell’emigrante, che rimaneva straniero sia nel paese di emigrazione che straniero in Patria. Diversamente, oggi, le generazioni contemporanee, vivono la loro vita in maniera più razionale e in modo meno traumatico.
La ragione di questo diverso approccio risiede sicuramente nel fatto che la facilità delle comunicazioni attraverso il telefono ma anche attraverso internet, non crea più il senso di abbandono che provavano gli emigranti di qualche anno fa. Le distanze poi non sono così enormi da ricoprire, con gli attuali mezzi di trasporto si può raggiungere qualunque posto in meno di ventiquattro ore. In ogni caso, anche per loro, che magari non l’hanno vista ma che l’hanno sicuramente amata l’Italia resterà sempre un paese meraviglioso" (Fonte: Francavilla)
“L'Italia, nel 1870, nel cosiddetto periodo della grande emigrazione, aveva finalmente raggiunto l'unità. Realizzata l'unità, rimaneva il grosso problema di riunificare il popolo, lo spirito italiano, l'identità italiana. Questo fu veramente il più grosso problema che si pose allora e che provocò un lungo periodo di instabilità politica, sociale ed economica. L'Italia dell'epoca, si trovava quindi con una popolazione, soprattutto quella rurale, con enormi problemi di sopravvivenza che, se nel settentrione era notevole, nel meridione e già da allora in Calabria, era addirittura devastante tanto da denominarla 'questione meridionale' .
In questo contesto, l'emigrazione non era soltanto sostenuta dai governi di allora, ma costituiva l'unica soluzione di sopravvivenza per le famiglie. Il Brasile, a sua volta, aveva la necessità di popolare un territorio sterminato mettendo a coltura il maggior numero di terre e sostenere un modello di crescita economica improntato all'esportazione di alcuni prodotti, in particolare il caffè. I governi brasiliani iniziarono quindi a promuovere l'arrivo di emigranti arrivando a gestire tale promozione attraverso due provvedimenti: il pagamento della traversata atlantica e la preferenza ad accogliere non più singole persone, ma interi nuclei familiari, ai quali venivano assegnati della case, o per meglio dire delle baracche, e dei piccoli appezzamenti di terreno. Ovviamente, agli occhi dei francavillesi di allora, era questo il vero "eldorado ".
Le prime partenze verso il Brasile dei cittadini francavillesi avvennero tra la fine dell'800 e gli inizi del 1900, ma fu nell’immediato dopoguerra a cavallo del 1950 che si ebbero i distacchi più dolorosi in quanto questi a differenza degli altri furono caratterizzati dal fatto che chi partiva aveva in mente di rimanere a lungo, se non per sempre, in quella terra; il viaggio, infatti, non era più gratuito come nel secolo passato e quindi chi partiva difficilmente poteva tornare!!!...... Proprio in quegli anni e precisamente nel 1948, fu Rosario De Caria di professione musicista, a riaprire la strada verso il Brasile e fu lui, si dice, dopo essersi sposato con Julia Patti a combinare il matrimonio di Totò Farina con la sorella della moglie Flora Patti, entrambe brasiliane. Seguirono poi gli altri fratelli Farina, Vincenzo Nicola sposatosi con Silvia Attala, Maria che si sposò nel 1952 con un brasilero di nome Armando Vittilo e Foca Alfredo, marito di Nina Aracri che raggiunse il consorte un paio di anni dopo, precisamente nel giugno del 1953.
A differenza di quanto avveniva in precedenza, quando il viaggio era gratuito, adesso, partiva un familiare alla volta; con Nina Aracri , infatti, partì soltanto il figlio Peppino, mentre Maddalena, partì anni dopo, appena in tempo di vedere nascere la sorella Silvana. Ad onor del vero, due anni prima, Maddalena cercò di partire, ma fu respinta poco prima di imbarcarsi dal porto di Napoli per un glaucoma all’occhio ritenuto all’epoca molto contagioso; giunse in ogni caso in Brasile il 5 dicembre del 1955 e a 19 anni sposò Celso Araùjo Roberto discendente italo-tedesco; adesso hanno tre figlie Carina Franca di professione avvocato ed insegnante, Simone Carla specialista in protesi dentarie e Amanda commissario di bordo nell’aeronautica. Lo stesso viaggio intrapresero le sorelle Ciliberti, Concettina, Maria e Barbarina con i fratelli Mario e Nicola; emigrarono pure i fratelli Aracri (Sarina, Antonio, Giovanni, Mario e Nina) di Pizzo ma originari di Francavilla per parte della mamma Talora .
Uno di questi, Giovanni Aracri, dopo un lungo soggiorno estivo a Francavilla, nell’imbarcarsi, morì all’improvviso sull’aereo che stava per decollare per rientrare in Brasile.Ben otto sono poi gli eredi di Francesco Bilotta e di Cerasia Bettina anche loro emigrati in Brasile.
Tutti questi nuclei familiari, scommettevano in un mondo che stava cambiando e si stabilivano nella metropoli di San Paolo, attirati dal grande sviluppo edilizio ed industriale della metropoli brasiliana o nei centri limitrofi. Questa scelta, generalmente, non coronava gli sforzi dell’emigrante, che rimaneva straniero sia nel paese di emigrazione che straniero in Patria. Diversamente, oggi, le generazioni contemporanee, vivono la loro vita in maniera più razionale e in modo meno traumatico.
La ragione di questo diverso approccio risiede sicuramente nel fatto che la facilità delle comunicazioni attraverso il telefono ma anche attraverso internet, non crea più il senso di abbandono che provavano gli emigranti di qualche anno fa. Le distanze poi non sono così enormi da ricoprire, con gli attuali mezzi di trasporto si può raggiungere qualunque posto in meno di ventiquattro ore. In ogni caso, anche per loro, che magari non l’hanno vista ma che l’hanno sicuramente amata l’Italia resterà sempre un paese meraviglioso" (Fonte: Francavilla)
quarta-feira, 12 de maio de 2010
História (190 )- "Far l'America" (107): Friuli e a grande imigração
O siteArchivio Multimediale della Memoria dell’Emigrazione (Friuli Venezia Giulia) conta em breves palavras como foi noticiado, entre os friulanos, o fato de o Brasil imperial ter adotado uma política oficial para atrair imigrantes.
"Le prime notizie relative alla possibilità, per gli abitanti dell’attuale regione Friuli Venezia Giulia, di raggiungere come emigranti le campagne del Brasile risalgono al 1872. L’8 giugno di quell’anno, infatti, il Console Generale del Brasile a Trieste Barone Mario de Morpurgo invia all’Eccellentissimo Imperial Regio Governo Marittimo della città giuliana alcuni esemplari e relativa traduzione del contratto sottoscritto il 31 gennaio precedente a Porto Alegre, nello stato del Rio Grande do Sul, da Jeronymo Martiniano Figueira de Mello, Presidente della Provincia di São Pedro do Rio Grande do Sul e da Caetano Pinto & Irmão e Holtzweissig & C.ª per l’introduzione di quaranta mila coloni nell’arco di dieci anni . Nella lettera che accompagna la copia del contratto, il Console Generale chiede di rendere l’accordo “di pubblicità per scienza e conoscenza di chi possa interessare tale stipulazione per parte di quel Governo [brasiliano] onde non venire eventualmente ingannati dai contrattatori o loro incaricati”.
"Le prime notizie relative alla possibilità, per gli abitanti dell’attuale regione Friuli Venezia Giulia, di raggiungere come emigranti le campagne del Brasile risalgono al 1872. L’8 giugno di quell’anno, infatti, il Console Generale del Brasile a Trieste Barone Mario de Morpurgo invia all’Eccellentissimo Imperial Regio Governo Marittimo della città giuliana alcuni esemplari e relativa traduzione del contratto sottoscritto il 31 gennaio precedente a Porto Alegre, nello stato del Rio Grande do Sul, da Jeronymo Martiniano Figueira de Mello, Presidente della Provincia di São Pedro do Rio Grande do Sul e da Caetano Pinto & Irmão e Holtzweissig & C.ª per l’introduzione di quaranta mila coloni nell’arco di dieci anni . Nella lettera che accompagna la copia del contratto, il Console Generale chiede di rendere l’accordo “di pubblicità per scienza e conoscenza di chi possa interessare tale stipulazione per parte di quel Governo [brasiliano] onde non venire eventualmente ingannati dai contrattatori o loro incaricati”.
História (189 )- "Far l'America" (106): Doenças e mortes a bordo
No site do recém-criado Museo Nazionale dell' Emigrazione Italiana Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana há um breve relato das dificuldades enfrentadas por quem decidiu partir em busca de uma nova vida nas Américas, no final do século XIX.
"Per dormire, «l’emigrante si sdraia vestito e calzato sul letto, ne fa deposito di fagotti e valigie, i bambini vi lasciano orine e feci; i più vi vomitano; tutti, in una maniera o nell’altra, l’hanno ridotto, dopo qualche giorno, in una cuccia da cane. A viaggio compiuto, quando non lo si cambia, ciò che accade spesso, è lì come fu lasciato, con sudiciume e insetti, pronto a ricevere il nuovo partente» (Teodorico Rosati, ispettore sanitario sulle navi degli emigranti, 1908). In tali condizioni, contrarre una malattia è frequente, e non mancano i decessi come rivela il diario di bordo del piroscafo “Città di Torino” nel novembre 1905: «Fino ad oggi su 600 imbarcati ci sono stati 45 decessi dei quali: 20 per febbre tifoide, 10 per malattie broncopolmonari, 7 per morbillo, 5 per influenza, 3 per incidenti in coperta».
Tra i casi più clamorosi di “vascelli fantasma” con decine di morti durante la traversata, il “Matteo Brazzo”, nel 1884, in un viaggio di tre mesi con 1.333 passeggeri ha avuto 20 morti di colera ed è stato respinto a cannonate a Montevideo; il “Carlo Raggio” in un viaggio del 18.12.1888 con 1.851 emigranti ha avuto 18 vittime per fame e in un altro viaggio, del 1894, 206 morti di cui 141 per colera e morbillo; il “Cachar” che partito per il Brasile il 28.12.1888 con 2.000 emigranti ha avuto 34 vittime per asfissia e altri per fame; il “Frisia” in viaggio per il Brasile il 16.11.1889 ha avuto 27 morti per asfissia e più di 300 ammalati; nello stesso anno sul “Parà” un epidemia di morbillo uccide 34 persone; il “Remo”, partito nel 1893 con 1.500 emigranti, ha avuto 96 morti per colera e difterite e fu respinto dal Brasile; l’“Andrea Doria” nel viaggio del 1894 ha contato 159 morti su 1.317 emigranti; sul “Vincenzo Florio” nello stesso anno i morti sono stati 20 su 1.321 passeggeri.Infine, le navi per emigranti, per tutto l’Ottocento, mancavano di infermerie, ambulatori e farmacie, tanto che, tra il 1897 e il 1899, più dell’1% degli arrivati a New York è respinto in Italia perché ridotto in cattivo stato dai disagi e dalle sofferenze del viaggio".
"Per dormire, «l’emigrante si sdraia vestito e calzato sul letto, ne fa deposito di fagotti e valigie, i bambini vi lasciano orine e feci; i più vi vomitano; tutti, in una maniera o nell’altra, l’hanno ridotto, dopo qualche giorno, in una cuccia da cane. A viaggio compiuto, quando non lo si cambia, ciò che accade spesso, è lì come fu lasciato, con sudiciume e insetti, pronto a ricevere il nuovo partente» (Teodorico Rosati, ispettore sanitario sulle navi degli emigranti, 1908). In tali condizioni, contrarre una malattia è frequente, e non mancano i decessi come rivela il diario di bordo del piroscafo “Città di Torino” nel novembre 1905: «Fino ad oggi su 600 imbarcati ci sono stati 45 decessi dei quali: 20 per febbre tifoide, 10 per malattie broncopolmonari, 7 per morbillo, 5 per influenza, 3 per incidenti in coperta».
Tra i casi più clamorosi di “vascelli fantasma” con decine di morti durante la traversata, il “Matteo Brazzo”, nel 1884, in un viaggio di tre mesi con 1.333 passeggeri ha avuto 20 morti di colera ed è stato respinto a cannonate a Montevideo; il “Carlo Raggio” in un viaggio del 18.12.1888 con 1.851 emigranti ha avuto 18 vittime per fame e in un altro viaggio, del 1894, 206 morti di cui 141 per colera e morbillo; il “Cachar” che partito per il Brasile il 28.12.1888 con 2.000 emigranti ha avuto 34 vittime per asfissia e altri per fame; il “Frisia” in viaggio per il Brasile il 16.11.1889 ha avuto 27 morti per asfissia e più di 300 ammalati; nello stesso anno sul “Parà” un epidemia di morbillo uccide 34 persone; il “Remo”, partito nel 1893 con 1.500 emigranti, ha avuto 96 morti per colera e difterite e fu respinto dal Brasile; l’“Andrea Doria” nel viaggio del 1894 ha contato 159 morti su 1.317 emigranti; sul “Vincenzo Florio” nello stesso anno i morti sono stati 20 su 1.321 passeggeri.Infine, le navi per emigranti, per tutto l’Ottocento, mancavano di infermerie, ambulatori e farmacie, tanto che, tra il 1897 e il 1899, più dell’1% degli arrivati a New York è respinto in Italia perché ridotto in cattivo stato dai disagi e dalle sofferenze del viaggio".
terça-feira, 11 de maio de 2010
História (188) - "Far l'America (105)": Dificuldades a bordo
Outro “Museo dell´Emigrazione” é “ La Nave della Sila” organizado” pela Fondazione Napoli Novantanove. No link ‘il viaggio” as condições a bordo são assim descritas:
": ..Ammonticchiati là come giumenti sulla gelida prua mossa dai venti, migrano a terre inospite e lontane; laceri e macilenti, varcano i mari per cercar del pane... (Edmondo De Amicis, Gli emigranti.) La differenza tra le classi era enorme. Gli emigranti erano solo 'tonnellate umane'. Ci volle una legge per costringere le navi ad aver sale da pranzo per loro. Fino ad allora, raccontano ne Il pane duro Oreste Grossie Gianfranco Rosoli, 'la distribuzione del cibo era fatta in maniera umiliant, senza l'osservanza delle elemntari norme igieniche'. Scrive il colonnello medico Teodorico Rosati: 'Accovacciati sulla coperta, presso le scale, col piatte fra le gambe e il pezzo di pane fra i piedi, i nostri emigranti mangiano come i poverelli alle porte dei conventi. E' un avvilimento del lato morale e un pericolo da quello igienico, perchè ognuno può immaginarsi che cosa sia una coperta di piroscafo sballottato dal mare, sulla quale si rovescianole immondizie volontarie e involontarie di quelle popolazini viaggianti'.
": ..Ammonticchiati là come giumenti sulla gelida prua mossa dai venti, migrano a terre inospite e lontane; laceri e macilenti, varcano i mari per cercar del pane... (Edmondo De Amicis, Gli emigranti.) La differenza tra le classi era enorme. Gli emigranti erano solo 'tonnellate umane'. Ci volle una legge per costringere le navi ad aver sale da pranzo per loro. Fino ad allora, raccontano ne Il pane duro Oreste Grossie Gianfranco Rosoli, 'la distribuzione del cibo era fatta in maniera umiliant, senza l'osservanza delle elemntari norme igieniche'. Scrive il colonnello medico Teodorico Rosati: 'Accovacciati sulla coperta, presso le scale, col piatte fra le gambe e il pezzo di pane fra i piedi, i nostri emigranti mangiano come i poverelli alle porte dei conventi. E' un avvilimento del lato morale e un pericolo da quello igienico, perchè ognuno può immaginarsi che cosa sia una coperta di piroscafo sballottato dal mare, sulla quale si rovescianole immondizie volontarie e involontarie di quelle popolazini viaggianti'.
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