No site Storicamente, Elena Bignami explica o papel da Sociedade Promotora da Imigração.
“La Sociedade Promotora, dunque, incoraggiava l’immigrazione di nuclei familiari piuttosto che di singoli per ottenere il miglior sistema produttivo disponibile sul mercato del lavoro immigrato. Così facendo, infatti, essa si garantiva una manodopera stanziale, a scanso della dispersiva immigrazione temporanea (come quella diretta invece in Argentina), erena rispetto alle ansie provocate dalla lontananza dai familiari, perché come scrisse il deputato dell’Assembléia Provincial de São Paulo Marthino Prado Júnior nel 1888 «è innegabile quanto influisca sul morale dell’immigrante il fatto di poter portare con se coloro che gli appartengono con il sangue e con il cuore», e per questo supposta anche più mansueta rispetto a velleità politiche, ma soprattutto una manodopera già perfettamente organizzata al suo interno grazie a quella preziosa suddivisione operata sulla base dell’appartenenza di genere che faceva della famiglia patriarcale una straordinaria macchina da lavoro, ricca com’era di braccia a buon mercato (quelle di donne e bambini) per fazendeiros e imprenditori, premurose e gratuite (quelle femminili) per le cure dello spazio domestico; proprio quello che si voleva trasferire e impiantare in Brasile.
L’operazione sortì gli effetti sperati, e così «dei 219.785 individui introdotti a San Paolo dalla Sociedade Promotora de Imigraçao, il 46% erano donne», l’esatta metà del cielo. Ma non si tratta soltanto di testare una presenza, quanto di rileggere un fenomeno “migrazione e lavoro” nella sua giusta complessità, dunque portando alla luce anche il ruolo sommerso e scontato di una parte dei suoi protagonisti, le donne”.
Um blog para difundir e aprofundar temas da presença italiana no Brasil, bem como valorizar o Made in Italy. Um espaço para troca de informações e conhecimento, compartilhando raízes comuns da italianidade que carregamos no sangue e na alma. A italianidade engloba a questão das nossas raízes italianas e também reserva um olhar para a linha do tempo, nela buscando e resgatando uma galeria de personagens famosos ou anônimos que, de alguma forma, inseriram seus nomes na História do Brasil.
domingo, 23 de maio de 2010
História ( 206) - "Far l'America (117)": A propaganda paulista para atrair imigrantes
No site Storicamente,Elena Bignamiao fala sobre imigração feminina no Brasil, reproduz trecho de um opúsculo publicado pelo governo paulista buscando atrair trabalhadores estrangeiros para atuarem na lavoura cafeeira.
«È specialmente per una certa classe d’immigrati, ossia per gli agricoltori con famiglia numerosa, che nessun paese del mondo può offrire i vantaggi che offre lo Stato di San Paolo. Molti immigrati con famiglia numerosa non possono trapiantarsi in altri paesi senza prima recarvisi soli, giacchè, le spese di viaggio essendo così rilevanti che superano i mezzi di cui dispongono, devono prima cercar di guadagnare nel nuovo paese quel tanto che loro permetta di far venire anche la famiglia. Questo non accade per i lavoratori che vogliono recarsi in S. Paolo. Essi non spendono nulla per il loro viaggio e per quello della loro famiglia, giacché è il governo dello Stato che pensa a pagarlo. Inoltre possono subito partire con tutta la loro famiglia, giacché non c’è immigrante agricoltore che appena arriva all’ Hospedaria (Albergo o ricovero degli immigrati) in S. Paolo non trovi subito collocamento con sussistenza garantita; ha solo l’imbarazzo della scelta del padrone, giacché generalmente accade che siano in più a volerlo. Le famiglie numerose sono poi quelle che più d’altra parte sono ricercate e quindi trovano con maggiore facilità da collocarsi perché danno maggior numero di braccia alla coltivazione del caffè nella quale possono lavorare uomini e donne fin dall’età di dodici anni.»
«È specialmente per una certa classe d’immigrati, ossia per gli agricoltori con famiglia numerosa, che nessun paese del mondo può offrire i vantaggi che offre lo Stato di San Paolo. Molti immigrati con famiglia numerosa non possono trapiantarsi in altri paesi senza prima recarvisi soli, giacchè, le spese di viaggio essendo così rilevanti che superano i mezzi di cui dispongono, devono prima cercar di guadagnare nel nuovo paese quel tanto che loro permetta di far venire anche la famiglia. Questo non accade per i lavoratori che vogliono recarsi in S. Paolo. Essi non spendono nulla per il loro viaggio e per quello della loro famiglia, giacché è il governo dello Stato che pensa a pagarlo. Inoltre possono subito partire con tutta la loro famiglia, giacché non c’è immigrante agricoltore che appena arriva all’ Hospedaria (Albergo o ricovero degli immigrati) in S. Paolo non trovi subito collocamento con sussistenza garantita; ha solo l’imbarazzo della scelta del padrone, giacché generalmente accade che siano in più a volerlo. Le famiglie numerose sono poi quelle che più d’altra parte sono ricercate e quindi trovano con maggiore facilità da collocarsi perché danno maggior numero di braccia alla coltivazione del caffè nella quale possono lavorare uomini e donne fin dall’età di dodici anni.»
História ( 205) - "Far l'America (116)": A imigrante Emma Mennocchi (3)
O site Storicamente assim termina o relato sobre a vida de Emma Mennochi.
"Alla fine del 1919 Damiani venne espulso e ricondotto in Italia,[53] prontamente l’inseparabile compagna lo raggiunse a Roma.[54] Tra 1920 e 1921 la relazione tra i due si interruppe bruscamente e per la Mennocchi fu un momento molto difficile.
Ritrovare un equilibrio a più di cinquant’anni di età e privata del suo amato “salvatore” la costrinse ad una nuova rinascita, che suggellò con una scelta autonoma e dolorosamente solitaria: mentre Damiani fissava la sua residenza a Roma e sposava la giovanissima Lidua Meloni (figlia di un compagno), la Mennocchi optò per una seconda vita, di nuovo in Brasile, dedita alla sua avviata professione di modista e ai suoi affetti. Le fonti a questo punto abbandonano l’immagine della Mennocchi compagna di Damiani e considerano la donna, svelando tutta la ricchezza del passato professionale e relazionale che aveva saputo mantenere e coltivare negli anni, sino ad allora oscurato dall’attivismo del compagno. A San Paolo visse circondandosi di nipoti, conterranei e soprattutto vicina al figlio secondogenito di cui nel 1906, dopo il suicidio del primogenito, era riuscita ad ottenere l’affidamento. I suoi contatti con la terra d'origine erano molto intensi e ritmati da frequenti spole tra Brasile e Italia (si contano almeno nove ritorni documentati nel corso della sua vita), ma se prima si trattava di viaggi solitari di “assestamento” o al seguito di Damiani e dei suoi interessi, dopo la separazione i suoi spostamenti erano motivati da visite ai parenti, lunghi soggiorni di salute (a Montecatini soprattutto) e incontri “di affari” (a Firenze e Milano) per l’aggiornamento della sua attività e l’espansione del suo negozio di mode di San Paolo; il tutto ad indicare un netto miglioramento delle proprie condizioni economiche e una maggior concentrazione su se stessa.
Per la Mennocchi, dunque, l’anarchismo è stato il mezzo attraverso cui arrivare ad una nuova vita. La scelta anarchica, infatti, l’ha portata in un nuovo paese dove, al prezzo di una coraggiosa separazione dal marito e una dolorosa rinuncia ai figli, ha potuto trovato un’occasione di lavoro che le ha permesso di raggiungere quell’indipendenza economica che difficilmente le sarebbe stata concessa in Italia, invisa com’era alle autorità e viste le condizioni economiche in cui versava il paese. Un passo fondamentale verso la completa autonomia, completato poi da una nuova separazione, questa volta forzata, che allontanandola dal compagno, e dal predominio delle sue occupazioni ed esigenze, la rese definitivamente protagonista della propria vita".
"Alla fine del 1919 Damiani venne espulso e ricondotto in Italia,[53] prontamente l’inseparabile compagna lo raggiunse a Roma.[54] Tra 1920 e 1921 la relazione tra i due si interruppe bruscamente e per la Mennocchi fu un momento molto difficile.
Ritrovare un equilibrio a più di cinquant’anni di età e privata del suo amato “salvatore” la costrinse ad una nuova rinascita, che suggellò con una scelta autonoma e dolorosamente solitaria: mentre Damiani fissava la sua residenza a Roma e sposava la giovanissima Lidua Meloni (figlia di un compagno), la Mennocchi optò per una seconda vita, di nuovo in Brasile, dedita alla sua avviata professione di modista e ai suoi affetti. Le fonti a questo punto abbandonano l’immagine della Mennocchi compagna di Damiani e considerano la donna, svelando tutta la ricchezza del passato professionale e relazionale che aveva saputo mantenere e coltivare negli anni, sino ad allora oscurato dall’attivismo del compagno. A San Paolo visse circondandosi di nipoti, conterranei e soprattutto vicina al figlio secondogenito di cui nel 1906, dopo il suicidio del primogenito, era riuscita ad ottenere l’affidamento. I suoi contatti con la terra d'origine erano molto intensi e ritmati da frequenti spole tra Brasile e Italia (si contano almeno nove ritorni documentati nel corso della sua vita), ma se prima si trattava di viaggi solitari di “assestamento” o al seguito di Damiani e dei suoi interessi, dopo la separazione i suoi spostamenti erano motivati da visite ai parenti, lunghi soggiorni di salute (a Montecatini soprattutto) e incontri “di affari” (a Firenze e Milano) per l’aggiornamento della sua attività e l’espansione del suo negozio di mode di San Paolo; il tutto ad indicare un netto miglioramento delle proprie condizioni economiche e una maggior concentrazione su se stessa.
Per la Mennocchi, dunque, l’anarchismo è stato il mezzo attraverso cui arrivare ad una nuova vita. La scelta anarchica, infatti, l’ha portata in un nuovo paese dove, al prezzo di una coraggiosa separazione dal marito e una dolorosa rinuncia ai figli, ha potuto trovato un’occasione di lavoro che le ha permesso di raggiungere quell’indipendenza economica che difficilmente le sarebbe stata concessa in Italia, invisa com’era alle autorità e viste le condizioni economiche in cui versava il paese. Un passo fondamentale verso la completa autonomia, completato poi da una nuova separazione, questa volta forzata, che allontanandola dal compagno, e dal predominio delle sue occupazioni ed esigenze, la rese definitivamente protagonista della propria vita".
sábado, 22 de maio de 2010
História ( 204) - "Far l'America (115)": A imigrante Emma Mennocchi (2)
O site Storicamente depois de falar sobre a decisão de Emma Mennochi em deixar a Itália rumo ao Brasil, conta como foi a aventura desta "brava donna" no pais que a acolheu.
"Risale al novembre del 1902 la prima notizia che accredita alla Mennocchi un impegno politico attivo, a questa data infatti la prefettura di Lucca fa risalire una conferenza anarchica tenuta dalla donna presso il «ritrovo detto Bar Internazionale» di Curitiba capitale dello stato di Paraná dove con il compagno e «altri settari, [… formava] uno dei più terribili gruppi anarchici».
Della sua pericolosa militanza anarchica le fonti poliziesche ricordano tuttavia solo questo episodio, oltre al modesto impegno nella «spendita di biglietti falsi e furti» – «reati comuni» come scrivono le autorità – insieme al compagno. In effetti, dopo questo periodo iniziale, il suo impegno politico si dipana lungo binari lontani da quelli su cui le fonti sono solite concentrarsi.
Distante dalle riflessioni teoriche del pensiero libertario e dalla ribalta della militanza politica, la Mennocchi fu una donna pragmatica e passionale, che visse e praticò l’anarchismo in una dimensione quotidiana, più modesta e “familiare”. Non teneva conferenze e impugnava la penna per intervenire sui periodici raramente e solo se lo riteneva assolutamente necessario (come fece per denunciare i casi di pedofilia che nel 1911 si stavano verificando in alcuni orfanotrofi religiosi di San Paolo, e nel 1919 per difendere Damiani dalle accuse di furto che gli mosse il governo brasiliano per espellerlo dal proprio territorio), ma in occasione delle iniziative di raccolta fondi e propaganda (anticlericale e antimilitarista soprattutto) non risparmiava la sua manovalanza, spesso come membro – e talvolta portavoce – del Centro Feminino “Jovens Idealistas”, l’associazione femminile facente capo al gruppo “La Battaglia” Da ciò emerge l’immagine di una persona che adotta l’anarchismo, nei termini di una affiliazione che diventa dedizione, come spesso accadeva per le donne. Maria Gemma Mennocchi nel raccogliere frutti e ideali dell’anarchismo in termini di opportunità di vita preparava le condizioni per il farsi dell’anarchismo stesso. Aderì al movimento e attraverso di esso approdò effettivamente ad una nuova vita, e alle occasioni della migrazione.
Grazie all’anarchismo trovò la forza e la strada per abbandonare la «casa-città»ed emigrare verso un nuovo paese-destino. Il risultato più eclatante di questo processo fu un nuovo e fruttuoso lavoro, come modista e addirittura proprietaria di una «negozio di mode». Una adesione che, in linea con questo periodo storico di profondo dislivello tra i generi in termini di diritti e di partecipazione alla politica, finisce per vincolare fortemente la donna al compagno che a lei ha trasmesso e rappresenta l’ideale. La Mennocchi, infatti, si dedicò totalmente a Damiani, prendendosi cura della sua persona e provvedendo al suo mantenimento concreto, in modo da permettergli di proseguire il mestiere di scenografo e l’intensissima missione di militante"
"Risale al novembre del 1902 la prima notizia che accredita alla Mennocchi un impegno politico attivo, a questa data infatti la prefettura di Lucca fa risalire una conferenza anarchica tenuta dalla donna presso il «ritrovo detto Bar Internazionale» di Curitiba capitale dello stato di Paraná dove con il compagno e «altri settari, [… formava] uno dei più terribili gruppi anarchici».
Della sua pericolosa militanza anarchica le fonti poliziesche ricordano tuttavia solo questo episodio, oltre al modesto impegno nella «spendita di biglietti falsi e furti» – «reati comuni» come scrivono le autorità – insieme al compagno. In effetti, dopo questo periodo iniziale, il suo impegno politico si dipana lungo binari lontani da quelli su cui le fonti sono solite concentrarsi.
Distante dalle riflessioni teoriche del pensiero libertario e dalla ribalta della militanza politica, la Mennocchi fu una donna pragmatica e passionale, che visse e praticò l’anarchismo in una dimensione quotidiana, più modesta e “familiare”. Non teneva conferenze e impugnava la penna per intervenire sui periodici raramente e solo se lo riteneva assolutamente necessario (come fece per denunciare i casi di pedofilia che nel 1911 si stavano verificando in alcuni orfanotrofi religiosi di San Paolo, e nel 1919 per difendere Damiani dalle accuse di furto che gli mosse il governo brasiliano per espellerlo dal proprio territorio), ma in occasione delle iniziative di raccolta fondi e propaganda (anticlericale e antimilitarista soprattutto) non risparmiava la sua manovalanza, spesso come membro – e talvolta portavoce – del Centro Feminino “Jovens Idealistas”, l’associazione femminile facente capo al gruppo “La Battaglia” Da ciò emerge l’immagine di una persona che adotta l’anarchismo, nei termini di una affiliazione che diventa dedizione, come spesso accadeva per le donne. Maria Gemma Mennocchi nel raccogliere frutti e ideali dell’anarchismo in termini di opportunità di vita preparava le condizioni per il farsi dell’anarchismo stesso. Aderì al movimento e attraverso di esso approdò effettivamente ad una nuova vita, e alle occasioni della migrazione.
Grazie all’anarchismo trovò la forza e la strada per abbandonare la «casa-città»ed emigrare verso un nuovo paese-destino. Il risultato più eclatante di questo processo fu un nuovo e fruttuoso lavoro, come modista e addirittura proprietaria di una «negozio di mode». Una adesione che, in linea con questo periodo storico di profondo dislivello tra i generi in termini di diritti e di partecipazione alla politica, finisce per vincolare fortemente la donna al compagno che a lei ha trasmesso e rappresenta l’ideale. La Mennocchi, infatti, si dedicò totalmente a Damiani, prendendosi cura della sua persona e provvedendo al suo mantenimento concreto, in modo da permettergli di proseguire il mestiere di scenografo e l’intensissima missione di militante"
História ( 203) - "Far l'America (114)": A imigrante Emma Mennocchi (1)
A imigração italiana vista a partir da inserção "della donna emigrata" faz parte das páginas do site Storicamente .
"Maria Gemma Mennocchi, detta Emma, è nata a Lucca il 9 dicembre 1867. Il 12 aprile 1888, all’età di vent’anni e già orfana di padre, sposò Aurelio Ballerini, di un anno più grande e di promettente carriera (al tempo era appena passato ad alunno delegato di 2° categoria di Pubblica Sicurezza e uno stipendio annuale di circa 960 lire). Alle spalle della loro storia un figlio, nato nel dicembre del 1886 e iscritto all’anagrafe con i nomi Gino Luigi Felice Giovanni. Un matrimonio probabilmente “riparatore”, forse concepito come unica speranza di riscattare sé stessa e prole da una vita di stenti.
All’inizio del 1890 nasce il secondo figlio, Felice,[36] ma poco dopo il rapporto precipita e Ballerini, in seguito alla immorale condotta della moglie colpevole – secondo quanto riportato dalle carte di polizia – di aver «tradito più volte i suoi doveri coniugali», chiede la separazione «personale» che viene decretata con sentenza del Tribunale di Lucca il 30 giugno 1891. Donna audace, specie per i tempi, e di intelligenza curiosa, aveva frequentato il primo anno di corso delle scuole normali,[Maria Gemma Mennocchi non era donna da assegnare facilmente in un destino prestabilito. Proprio in quegli anni il noto anarchico romano Gigi Damiani si aggirava «randagio, sempre a scopo di propaganda, in parecchie città d’Italia», tra cui Orbetello, Grosseto, Cecina, Carrara,ossia intorno alla città dove viveva la Mennocchi, Lucca.
È dunque possibile far risalire a questo periodo di impegno politico di Damiani e di smarrimento della Mennocchi – compreso tra 1891 e 1894 – la conoscenza tra i due. Nelle parole di questo celebre anarchico la donna potrebbe aver trovato una nuova speranza di vita, non quella posticcia offerta dalla dipendenza dal marito ma quella “autentica” della libertà e dell’affrancamento sociale cui aspirava e che l’anarchismo promette agli uomini che lo abbracciano; il “sol dell’avvenire” dopo il buio di una vita di stenti. Folgorata dal promettente ideale e dall’uomo che lo portava, la Mennocchi abbandonò la difficile vita di provincia per unirsi a Damiani e con lui iniziare una nuova vita. Il 28 settembre 1897 partirono insieme alla volta del Brasile, in cerca di lavoro e in fuga dalla persecuzione antianarchica seguita alle leggi di Crispi del luglio 1894, che aveva duramente colpito Damiani.
Ad accoglierli trovarono il calore della comunità anarchica italiana immigrata, che proprio in quel periodo stava riprendendo vigore dopo anni di dure repressioni. Damiani ne divenne uno dei maggiori protagonisti e la Mennocchi fu fedele e discreta compagna, eccezion fatta – pare – per il vezzo eccentrico di indossare abitualmente «giubbetto rosso e gonna nera, o viceversa, senza cappello». Si mossero inizialmente all’interno dello stato di San Paolo, spostandosi in varie località, e poi lungo lo stato di Paraná, dove vissero tra 1902 e 1908, quindi di nuovo a San Paolo, più stabilmente nella città omonima”.
"Maria Gemma Mennocchi, detta Emma, è nata a Lucca il 9 dicembre 1867. Il 12 aprile 1888, all’età di vent’anni e già orfana di padre, sposò Aurelio Ballerini, di un anno più grande e di promettente carriera (al tempo era appena passato ad alunno delegato di 2° categoria di Pubblica Sicurezza e uno stipendio annuale di circa 960 lire). Alle spalle della loro storia un figlio, nato nel dicembre del 1886 e iscritto all’anagrafe con i nomi Gino Luigi Felice Giovanni. Un matrimonio probabilmente “riparatore”, forse concepito come unica speranza di riscattare sé stessa e prole da una vita di stenti.
All’inizio del 1890 nasce il secondo figlio, Felice,[36] ma poco dopo il rapporto precipita e Ballerini, in seguito alla immorale condotta della moglie colpevole – secondo quanto riportato dalle carte di polizia – di aver «tradito più volte i suoi doveri coniugali», chiede la separazione «personale» che viene decretata con sentenza del Tribunale di Lucca il 30 giugno 1891. Donna audace, specie per i tempi, e di intelligenza curiosa, aveva frequentato il primo anno di corso delle scuole normali,[Maria Gemma Mennocchi non era donna da assegnare facilmente in un destino prestabilito. Proprio in quegli anni il noto anarchico romano Gigi Damiani si aggirava «randagio, sempre a scopo di propaganda, in parecchie città d’Italia», tra cui Orbetello, Grosseto, Cecina, Carrara,ossia intorno alla città dove viveva la Mennocchi, Lucca.
È dunque possibile far risalire a questo periodo di impegno politico di Damiani e di smarrimento della Mennocchi – compreso tra 1891 e 1894 – la conoscenza tra i due. Nelle parole di questo celebre anarchico la donna potrebbe aver trovato una nuova speranza di vita, non quella posticcia offerta dalla dipendenza dal marito ma quella “autentica” della libertà e dell’affrancamento sociale cui aspirava e che l’anarchismo promette agli uomini che lo abbracciano; il “sol dell’avvenire” dopo il buio di una vita di stenti. Folgorata dal promettente ideale e dall’uomo che lo portava, la Mennocchi abbandonò la difficile vita di provincia per unirsi a Damiani e con lui iniziare una nuova vita. Il 28 settembre 1897 partirono insieme alla volta del Brasile, in cerca di lavoro e in fuga dalla persecuzione antianarchica seguita alle leggi di Crispi del luglio 1894, che aveva duramente colpito Damiani.
Ad accoglierli trovarono il calore della comunità anarchica italiana immigrata, che proprio in quel periodo stava riprendendo vigore dopo anni di dure repressioni. Damiani ne divenne uno dei maggiori protagonisti e la Mennocchi fu fedele e discreta compagna, eccezion fatta – pare – per il vezzo eccentrico di indossare abitualmente «giubbetto rosso e gonna nera, o viceversa, senza cappello». Si mossero inizialmente all’interno dello stato di San Paolo, spostandosi in varie località, e poi lungo lo stato di Paraná, dove vissero tra 1902 e 1908, quindi di nuovo a San Paolo, più stabilmente nella città omonima”.
sexta-feira, 21 de maio de 2010
História ( 202) - "Far l'America (113)": A imigrante Maria Teresa Carini (2)
O breve relato da vida Maria Teresa Carini no Brasil, no final do século XIX e início do século XX é apresentado nas páginas do site Storicamente .
"Il febbrile attivismo si concentrò in realtà negli anni trascorsi a San Paolo, dove fu assidua alle riunioni operaie, alle sessioni di cultura popolare e alle azioni di protesta, tanto che alcuni le attribuiscono la maternità (insieme a Tecla Fabbri e Maria Lopes) del più celebre manifesto alle donne operaie, intitolato As Jovens costureiras de São Paulo e uscito il 28 luglio 1906 sul periodico libertario «a Terra livre», ma anche a conferenze, corsi e concerti della borghesia paulista. Fu in questi ambienti che conobbe e frequentò Adelino Tavares de Pinho, Edgard Leuenroth, Antonio Piccarolo, Badalassi, Enrico Ferri e lo storico Guglielmo Ferrero, marito di Gina Lombroso che al suo seguito tenne numerose conferenze sul tema del “femminismo” in diversi circoli socialisti di San Paolo.
Dopo la separazione partì per Poços de Caldas (città del Minas Gerais), dove condusse un’esistenza modesta, vivendo dei pochi compensi ricevuti in cambio di lezioni di lavoro a maglia, italiano e francese, e conducendo una riservatissima militanza, fatta di intensi contatti epistolari con i compagni di San Paolo e dell’incessante lettura delle opere di Proudhon, Réclus, Kropotkine, Ada Negri e soprattutto Leopardi (il suo autore preferito), ai margini dei grandi eventi e circondata solo dai suoi amati gatti.
Sparirono dunque con la separazione dal marito le condizioni stesse che parevano averla causata, indice che in realtà i contrasti riguardavano più l’incompatibilità tra due veri e propri approcci al mondo oltre un grave squilibrio in termini di rispetto reciproco a sfavore di lei, piuttosto che dissapori nella concretezza della gestione quotidiana della vita a due, e di pari passo emerse il vero progetto di vita della donna più diretto alla serenità interiore che alla ricchezza materiale, sino ad allora impedito da decisioni che altri prendevano al suo posto.
Arrivata in Brasile in seguito al lavoro del marito, e aggrappata ad un matrimonio imposto, questa donna ha dunque trasformato un accidente (la migrazione) in un’occasione rivoluzionaria per la sua esistenza, che le ha permesso di trovare vocazione politica e dimensione esistenziale, come probabilmente non le sarebbe stato possibile in Italia, dove invece era politicamente isolata all’interno di una famiglia conservatrice che decideva per lei".
"Il febbrile attivismo si concentrò in realtà negli anni trascorsi a San Paolo, dove fu assidua alle riunioni operaie, alle sessioni di cultura popolare e alle azioni di protesta, tanto che alcuni le attribuiscono la maternità (insieme a Tecla Fabbri e Maria Lopes) del più celebre manifesto alle donne operaie, intitolato As Jovens costureiras de São Paulo e uscito il 28 luglio 1906 sul periodico libertario «a Terra livre», ma anche a conferenze, corsi e concerti della borghesia paulista. Fu in questi ambienti che conobbe e frequentò Adelino Tavares de Pinho, Edgard Leuenroth, Antonio Piccarolo, Badalassi, Enrico Ferri e lo storico Guglielmo Ferrero, marito di Gina Lombroso che al suo seguito tenne numerose conferenze sul tema del “femminismo” in diversi circoli socialisti di San Paolo.
Dopo la separazione partì per Poços de Caldas (città del Minas Gerais), dove condusse un’esistenza modesta, vivendo dei pochi compensi ricevuti in cambio di lezioni di lavoro a maglia, italiano e francese, e conducendo una riservatissima militanza, fatta di intensi contatti epistolari con i compagni di San Paolo e dell’incessante lettura delle opere di Proudhon, Réclus, Kropotkine, Ada Negri e soprattutto Leopardi (il suo autore preferito), ai margini dei grandi eventi e circondata solo dai suoi amati gatti.
Sparirono dunque con la separazione dal marito le condizioni stesse che parevano averla causata, indice che in realtà i contrasti riguardavano più l’incompatibilità tra due veri e propri approcci al mondo oltre un grave squilibrio in termini di rispetto reciproco a sfavore di lei, piuttosto che dissapori nella concretezza della gestione quotidiana della vita a due, e di pari passo emerse il vero progetto di vita della donna più diretto alla serenità interiore che alla ricchezza materiale, sino ad allora impedito da decisioni che altri prendevano al suo posto.
Arrivata in Brasile in seguito al lavoro del marito, e aggrappata ad un matrimonio imposto, questa donna ha dunque trasformato un accidente (la migrazione) in un’occasione rivoluzionaria per la sua esistenza, che le ha permesso di trovare vocazione politica e dimensione esistenziale, come probabilmente non le sarebbe stato possibile in Italia, dove invece era politicamente isolata all’interno di una famiglia conservatrice che decideva per lei".
História ( 201) - "Far l'America (112)": A imigrante Maria Teresa Carini (1)
Na internet é possível encontrar relato de histórias de vida daqueles que, deixando a Itália para trás, buscaram a sorte em outras terras, como o Brasil.. O site Storicamente nos propõe a história, por exemplo, de "Maria Teresa Carini nata il 27 agosto 1863 a Fontanellato (Parma), terzogenita di Anacleto Carini e Virginia Pasquale".
"Trascorse l’adolescenza immersa nell’atmosfera della decadente aristocrazia provinciale dei signori Sanvitale di cui il padre amministrava i beni, e sottoposta alle severe cure della nonna, che la allenò alla remissività facendole passare giornate intere «a sgranare il rosario, lavorare a maglia per i poveri, ricamare e dipingere, […] a temere Dio e il Re, che in casa erano rappresentati dal padre prima e dal marito poi. E infatti la riverenza cui era stata educata fece si che dopo la morte del padre, avvenuta il 31 dicembre 1889, i fratelli e i conti Sanvitale decidessero senza incontrare ostacoli di sposarla al clarinettista Guido Rocchi, che si sapeva provare per la giovane un sincero affetto.
A ventisei anni Maria Teresa passò così, senza soluzione di continuità, dalla tutela paterna a quella maritale e dal remissivo ruolo di figlia a quello di moglie-ancella al seguito del marito musicista. Il 29 giugno 1890, in pieno giorno di São Pedro, i Rocchi sbarcano a Rio de Janeiro insieme alla compagnia di Arnaldo Conti, per un breve tour concertistico, ma quella che doveva essere una tappa di lavoro divenne la residenza definitiva della coppia. Considerata la situazione economica italiana e le opportunità locali, decisero infatti di rimanere per qualche tempo, che poi divenne tutta la vita. Entrambi non rividero più l’Italia. Dopo alcuni spostamenti all’interno dello stato di San Paolo (Santos, Iguape), intorno al 1895 decisero di stabilirsi nella capitale.[57] L’agio economico e il fermento socio-politico dell’ambiente della migrazione italiana paolista permisero alla Carini di approfondire la sua passione per la letteratura e la questione sociale, e così di riconoscere in quello che sino ad allora aveva vissuto solo come spinta interiore e una sorta di “slancio altruistico”, un valore condiviso e un riconoscimento pubblico.
Rocchi non capiva le passioni della moglie – che considerava affettate “velleità” libertarie – e tantomeno sopportava il suo stile di vita, sempre circondata com’era da rivoluzionari, musicisti e letterati. Il matrimonio di interesse cedette così ai primi vagiti di indipendenza della moglie che, decisa a proseguire nelle certezze appena acquisite e nonostante il profondo affetto che provava per Rocchi, nel 1910 lasciò il marito mai amato".
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"Trascorse l’adolescenza immersa nell’atmosfera della decadente aristocrazia provinciale dei signori Sanvitale di cui il padre amministrava i beni, e sottoposta alle severe cure della nonna, che la allenò alla remissività facendole passare giornate intere «a sgranare il rosario, lavorare a maglia per i poveri, ricamare e dipingere, […] a temere Dio e il Re, che in casa erano rappresentati dal padre prima e dal marito poi. E infatti la riverenza cui era stata educata fece si che dopo la morte del padre, avvenuta il 31 dicembre 1889, i fratelli e i conti Sanvitale decidessero senza incontrare ostacoli di sposarla al clarinettista Guido Rocchi, che si sapeva provare per la giovane un sincero affetto.
A ventisei anni Maria Teresa passò così, senza soluzione di continuità, dalla tutela paterna a quella maritale e dal remissivo ruolo di figlia a quello di moglie-ancella al seguito del marito musicista. Il 29 giugno 1890, in pieno giorno di São Pedro, i Rocchi sbarcano a Rio de Janeiro insieme alla compagnia di Arnaldo Conti, per un breve tour concertistico, ma quella che doveva essere una tappa di lavoro divenne la residenza definitiva della coppia. Considerata la situazione economica italiana e le opportunità locali, decisero infatti di rimanere per qualche tempo, che poi divenne tutta la vita. Entrambi non rividero più l’Italia. Dopo alcuni spostamenti all’interno dello stato di San Paolo (Santos, Iguape), intorno al 1895 decisero di stabilirsi nella capitale.[57] L’agio economico e il fermento socio-politico dell’ambiente della migrazione italiana paolista permisero alla Carini di approfondire la sua passione per la letteratura e la questione sociale, e così di riconoscere in quello che sino ad allora aveva vissuto solo come spinta interiore e una sorta di “slancio altruistico”, un valore condiviso e un riconoscimento pubblico.
Rocchi non capiva le passioni della moglie – che considerava affettate “velleità” libertarie – e tantomeno sopportava il suo stile di vita, sempre circondata com’era da rivoluzionari, musicisti e letterati. Il matrimonio di interesse cedette così ai primi vagiti di indipendenza della moglie che, decisa a proseguire nelle certezze appena acquisite e nonostante il profondo affetto che provava per Rocchi, nel 1910 lasciò il marito mai amato".
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